X Giornata Nazionale del Braille

Martedì prossimo ricorrerà la “Giornata nazionale del Braille”, istituita
dal Parlamento con il 3 agosto 2007. L’evento vuole essere un momento di
sensibilizzazione dell’opinione pubblica nei confronti delle persone non
vedenti, in coincidenza con la Giornata mondiale della difesa dell’identità
linguistica promossa dall’Unesco (l’organizzazione delle Nazioni Unite per
l’educazione, la scienza e la cultura), rappresentando quindi, a sua volta,
la “difesa” di un sistema di letto-scrittura, ma forse anche di identità
“linguistica” che consente ai ciechi di accedere al patrimonio culturale
scritto dell’umanità. La Legge, che quest’anno compie il suo decimo
anniversario di attuazione, ha stabilito che la celebrazione di questa
giornata sia considerata solennità civile da utilizzare per «promuovere
idonee iniziative di sensibilizzazione e solidarietà, nonché studi,
convegni, incontri e dibattiti presso le scuole e i principali mass-media,
per richiamare l’attenzione e l’informazione sull’importanza che il sistema
Braille riveste nella vita delle persone non vedenti e di quanti sono
coinvolti direttamente o indirettamente nelle loro vicende».

L’Unione italiana ciechi e ipovedenti calabrese, presieduta da Pietro Testa,
quest’anno, ha organizzato, in collaborazione con la Biblioteca nazionale di
Cosenza, attraverso il coinvolgimento del Consiglio nazionale dell’Uici,
rappresentato dal consigliere Anna Maria Palummo, una mostra bibliografica
ed un convegno di grande interesse culturale e storico. Una iniziativa che
aprirà le porte della conoscenza anche a quei soggetti, come i ciechi e gli
ipovedenti, che utilizzano canali diversi, da quelli comunemente utilizzati,
per accedere all’informazione. Nei saloni della Biblioteca nazionale di
Cosenza verrà presentata la riedizione della mostra bibliografica dedicata a
un patriota risorgimentale calabrese poco conosciuto, Vincenzo Federici. L’esposizione
bibliografica, curata dalla nuova direttrice della Biblioteca, Rita
Fiordalisi e da Massimo De Buono responsabile della sezione Braille della
stessa Biblioteca, sarà corredata da schede descrittive.

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L’UICI dona un bassorilievo alla Cattedrale di Cosenza

La sezione provinciale di Cosenza dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha donato alla Cattedrale di Cosenza un bassorilievo della facciata, accompagnato da un testo d’informazione storiografica e architettonica, sviluppato secondo criteri volti a rendere più agevole e autonoma la conoscenza di quel luogo di culto a chi è affetto da problematiche visive. “È una bella opportunità”, ha commentato l’Arcivescovo di Cosenza-Bisignano, Monsignor Francescantonio Nolè.

Un dono per la cultura e l’integrazione

da Cosenza

Un segno per riaffermare la vocazione all’integrazione e alla fratellanza accomunante un ente morale di rappresentanza e tutela, quale l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, e una realtà universale, come la Chiesa cattolica, legate, a Cosenza, da un consolidato rapporto di attenzione e costruttiva interazione, certamente destinato, in questo tempo difficile, ove solidarietà, misericordia e buona volontà esprimono appieno la loro natura di antidoti alla crisi, valoriale e strutturale, della società contemporanea, a consolidarsi ulteriormente, in linea, del resto, col salubre esempio che Papa Francesco, con gesti, parole, azioni, elargisce quotidianamente alle nostre coscienze: questo il significato insito nel dono che la Sezione provinciale dell’UICI, presieduta dall’architetto Pino Bilotti, ha inteso porgere alla Cattedrale di Cosenza. Un dono consistente in un bassorilievo della facciata e in un testo, contenente i cenni storici e i riferimenti di natura architettonica più importanti legati al massimo edificio di culto della città, sviluppato sia con caratteri ingranditi, tali da permettere la lettura agli ipovedenti, sia attraverso il sistema Braille, per i non vedenti; un dono, che permetterà a coloro i quali convivono con l’handicap visivo di rapportarsi più agevolmente e autonomamente con l’affascinante storia della Cattedrale, ultimata nel XIII secolo e consacrata alla presenza dell’Imperatore del Sacro Romano Impero Federico II di Svevia, e con la sua suggestiva bellezza di foggia romanico-gotica; un dono di grande rilevanza culturale e sociale, insomma, che è stato ufficialmente presentato e consegnato nel pomeriggio dello scorso 2 febbraio, proprio in Duomo, al termine della funzione officiata da S.E. Monsignor Francescantonio Nolè, Arcivescovo Metropolita di Cosenza-Bisignano, in occasione della solennità della Candelora, dedicata alla Luce e alla vita consacrata: quella vita, o meglio, quelle vite, quei pensieri, quelle parole, quelle azioni, quei sorrisi che nella Luce di Cristo trovano la linfa per schiudere ai nostri cuori lo splendore della Parola.  E, nel pomeriggio del 2 febbraio, durante la cerimonia, a cui, oltre al già citato Presidente Bilotti, hanno presenziato il Consigliere Nazionale dell’UICI Annamaria Palummo e il Presidente Regionale della medesima Associazione Pietro Testa, la Luce è stata una presenza tangibile, che s’è promanata non solo dalle candele, benedette dall’Arcivescovo Metropolita: “questa iniziativa – ha spiegato Mons. Nolè –  si deve unicamente all’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti provinciali , guidata dal Presidente Bilotti, che ha inteso fare dono alla Cattedrale di questa bella opportunità. Insieme abbiamo pensato a questo giorno: il giorno della Luce, dei consacrati, il giorno della Speranza, il giorno in cui il Signore viene presentato al Padre, abbiamo pensato che fosse il giorno opportuno, perché questa luce di speranza che abita nei cuori di ognuno di noi, questa luce che illumina la vita delle Suore di clausura, di chi vive una vita ritirata nei conventi, ci permette di andare avanti, di dare senso a tutto. Questo, in effetti, significa avere la Luce, avere la Speranza… abbiamo messo insieme questi due elementi, verso cui ognuno di noi è proteso e in cui si concretizza l’incontro delle nostre due realtà, e abbiamo convenuto che fosse proprio questo il momento migliore per testimoniare che le barriere, quando c’è la volontà, si possono abbattere. Questo è uno degli esempi più belli: speriamo che venga imitato anche da altri, per volare oltre ogni barriera, affinché tutti i beni che il Signore ci offre siano alla portata di tutti. Grazie, care sorelle e cari fratelli dell’UICI, di questo bel dono e Auguri per la vostra attività”. Parole sincere, che hanno ammantato di dolcezza le navate della Cattedrale cosentina: “in questi momenti – ha affermato, al riguardo, rivolgendosi all’Arcivescovo, la dottoressa Annamaria Palummo, Consigliere Nazionale dell’UICI e, nell’occasione, rappresentante del Presidente Nazionale, dottor Mario Barbuto – noi ci sentiamo abbracciati, da Lei, in quanto guida della diocesi di Cosenza-Bisignano, e da tutti i nostri amici sacerdoti e consacrati delle nostre comunità, che ci aiutano a non perdere la luce della speranza e della gioia. La certezza regalataci da questa giornata è che esiste un collegamento tra il nostro disagio di non vedenti, chiamati a toccare letteralmente il mondo con le nostre mani e, perciò, a coglierne, più di altri, le asprezze e le sublimità, e il Grande Amore abbracciante tutti, grazie al quale noi oggi ci ritroviamo con Lei e con la grande famiglia della Chiesa, per proseguire con ancor più fiducia il nostro cammino”. Applausi, sorrisi, anche commozione, allorché Rita, un’associata dell’UICI, ha posato i suoi polpastrelli sul bassorilievo e sui puntini del testo, leggendone il contenuto e declamandolo ad alta voce, hanno concluso nel più edificante dei modi “un evento importante – come ha sottolineato Pino Bilotti –, in questo giorno della Luce, che lascerà il segno, nella nostra realtà territoriale, afferentemente alla conoscenza e alla fruizione delle nostre eccellenze culturali da parte delle persone che non vedono”. È vero: una giornata importante, un altro passo nel cammino, ancora lungo, sulla strada della completa integrazione.

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Il Papa riceve in udienza i giovani del Servizio Civile Nazionale

Lo scorso sabato, 26 novembre, il Santo Padre ha ricevuto in udienza i giovani del Servizio Civile Nazionale nella splendida cornice dell’Aula Paolo VI. Un momento accarezzato da un affetto straripante verso il Santo Padre, che ha usato parole di grande apprezzamento per l’impegno profuso dall’Italia verso i migranti. Presente all’incontro, quale capodelegazione dell’UICI, il Consigliere Nazionale e Coordinatrice Nazionale della Commissione UICI Servizio Civile Annamaria Palummo.

Papa Francesco ai volontari: «Camminate sulla strada del Servizio, guardando verso gli orizzonti della Speranza»

«Ora che siamo tornati a casa, resta nel Cuore l’emozione della mattinata di sabato, nell’Aula Paolo VI, col Santo Padre e i giovani del Servizio Civile Nazionale. Un incontro meno intimo di quello vissuto due anni fa, quando Papa Francesco ricevette in Udienza, presso il Palazzo Apostolico, i membri del Consiglio Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, con gli accompagnatori, e, tuttavia, anch’esso straordinariamente bello e indimenticabile, per l’entusiasmo, il calore e il colore che hanno riempito la grande sala progettata dall’architetto Pier Luigi Nervi, affollata all’inverosimile dal generoso popolo del Servizio Civile, ivi condotto dall’infinita dolcezza, dalla gigantesca personalità, dal magnetico carisma di un Papa che ha idealmente abbracciato tutti coloro i quali, col servizio al prossimo, danno luce alla vita di tutti»: questa la commossa testimonianza della dottoressa Annamaria Palummo, Consigliere Nazionale dell’UICI e Coordinatrice Nazionale della Commissione UICI Servizio Civile, in merito all’Udienza che lo scorso sabato, 26 novembre, il Santo ha accordato alle operatrici e agli operatori del Servizio Civile Nazionale, a quindici anni dalla promulgazione della legge che lo ha istituito in Italia. «Ascoltare le parole di Papa Francesco, stillanti purezza e umanità cristiana, vederlo da vicino, è sempre indescrivibilmente toccante», racconta la dottoressa Palummo, che, nell’occasione, ha guidato la delegazione UICI, in rappresentanza del Presidente Nazionale, dottor Mario Barbuto. «Nella fattispecie – prosegue la Palummo –, le parole ascoltate oggi, relativamente alla dimensione del servizio, della bellezza insita nel donarsi agli altri, hanno un’enorme valenza, non solo spirituale, ma anche sociale, culturale, perfino politica; sono parole che chiamano l’intera società a un’assunzione di responsabilità verso i più deboli; sono parole assimilabili a un raggio di luce che dissolve le ombre delle nostre più recondite inquietudini: un raggio di luce che proviene dalla sensibilità di un grande Papa che, su tali presupposti valoriali, ha tracciato le direttrici del suo fecondo pontificato. Con questo incontro Papa Francesco ha asperso nuova linfa, nuova gioia sulla bellissima realtà del Servizio Civile, sull’opera, anzi, sulla missione che tanti giovani portano avanti con una dedizione fuori dal comune verso quell’Umanità, intesa sia come valore morale, sia come moltitudine vivente, cui il Santo Padre fa sempre riferimento quale fattore universale da promuovere, salvaguardare e continuamente testimoniare». E ciò è ben compendiato nella quotidianità di questi giovani, capaci di offrire «un Servizio di Protezione Sociale», come asserito sabato da Papa Francesco, che ha ripreso un concetto espresso poco prima, in un intervento dai contenuti notevoli e profondi, a proposito dell’etica del volontariato solidale, dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti, presente, insieme al Sottosegretario Luigi Bobba, il quale ha anche egli adoperato parole importanti e di sincera gratitudine per l’opera dei volontari, all’incontro di sabato. Un incontro introdotto, in un’apoteosi di musica, cori e gioia, da Franco Di Mare e Luca Abete, i quali hanno intrattenuto, tra interviste e testimonianze, un’immensa platea, andata in visibilio quando Francesco ha fatto il suo ingresso nella grande Aula e, percorrendo il corridoio centrale, si è diretto verso il proscenio dominato dalla Resurrezione bronzea dello scultore Pericle Fazzini; come sempre, non sono mancati i sorrisi, le carezze, le tenerezze, soprattutto verso i bambini, da parte di Francesco, che s’è lasciato inondare dallo straripante affetto della gente, letteralmente rapita dalla forza morale di un Pontefice che, anche in quest’occasione, nonostante le fatiche accumulate nel corso dell’Anno Giubilare straordinario, è riuscito a ritemprare l’animo di chi è stato accarezzato dalle sue parole, splendenti di fede, di coraggio, di speranza in un mondo più giusto, reso tale dalla Misericordia di Dio, che agisce anche e soprattutto attraverso l’opera di chi s’impegna nel sostegno quotidiano ai poveri, ai disabili, agli ammalati, a tutti coloro i quali vivono, in misura più o meno marcata, le difficoltà cui è soggetta la caduca natura umana, la cui cura rappresenta una vocazione per coloro i quali sono impegnati nel Servizio Civile, per «voi – ha affermato nel suo saluto Bergoglio –, cari giovani, che avete scelto di dedicare una parte del vostro tempo e della vostra vita a un progetto di volontariato e di promozione sociale. La gratuità del volontariato, anche per un tempo determinato, rappresenta una ricchezza non solo per la società e per coloro che godono della vostra opera, ma anche per voi stessi e per la vostra maturazione umana». Per Papa Francesco, in particolare, i volontari del Servizio Civile sono «chiamati a svolgere una funzione critica, nei confronti delle prospettive contrarie all’umano, e una funzione profetica, che mostri quanto sia possibile pensare e agire in modo diverso». Una funzione, che si sostanzia, in questo periodo, nel soccorso prestato a chi è stato colpito dal terremoto «che noi abbiamo accanto», e rispetto cui è fondamentale «andare avanti; proteggere quella gente e proteggere quanti sono in pericolo di un terremoto umano, che viene da dentro, che sono soli, abbandonati, scartati, in questa cultura a cui piace tanto scartare la gente».   In quest’orizzonte plumbeo, Francesco considera il Servizio Civile «una forza preziosa, una forza dinamica del Paese, indispensabile per realizzare il bene della società, tenendo conto specialmente dei soggetti più deboli. Il progetto di una società solidale costituisce il traguardo di ogni comunità civile che voglia essere egualitaria e fraterna. Esso è tradito ogni volta che si assiste passivamente al crescere della disuguaglianza tra le diverse parti sociali o tra le nazioni del mondo; quando si riduce l’assistenza alle fasce più deboli senza che siano garantite altre forme di protezione; quando si accettano pericolose logiche di riarmo e si investono preziose risorse per l’acquisto di armamenti – una vera piaga attuale, questa –; o ancora quando il povero diventa un’insidia e invece che tendergli la mano lo si relega nella sua miseria». Un’opera di piramidale importanza, dunque, quella svolta dal Servizio Civile Nazionale, che trova area d’intervento anche nella «cura dell’ambiente, strettamene legata alla cura dell’uomo», sulla base del criterio di una «ecologia umana», che aiuti a cogliere «le gravi conseguenze del degrado ambientale sulla vita delle persone, in particolare dei più poveri», e «nell’aiuto ai rifugiati e ai migranti», ambito rispetto cui Bergoglio ha espresso apprezzamento verso l’Italia, che, «lodevolmente impegnata in questa opera, è un esempio», esortando «a proseguire con coraggio sia sul piano dell’accoglienza concreta sia su quello della sensibilizzazione e di una vera integrazione. Grazie per questo che fa l’Italia». Un impegno, quello dell’Italia, che ha nel Servizio Civile una vivida espressione, anche, ha evidenziato il Santo Padre, «in tutti gli altri progetti educativi e assistenziali, con i quali in vari modi si accompagnano bambini, ragazzi, persone disabili, emarginate e bisognose di aiuto. Tutte queste realtà diventino per voi occasioni di crescita umana e di condivisione di esperienze, conoscenze e sensibilità. Cari giovani, vi auguro di seguire la via che dà pienezza di significato e di gioia alla vostra vita. Questa via non è uguale per tutti, ma ognuno può trovare quella più adatta alla sua personalità, ai suoi doni, alla sua situazione. Vi sono tuttavia delle coordinate comuni, al di fuori delle quali non è possibile trovarla, e una di queste coordinate è proprio quella del servizio. Sicuramente la strada del servizio va controcorrente rispetto ai modelli dominanti, ma in realtà ognuno di noi si sente contento e realizzato solo quando è utile per qualcuno. Questo sprigiona in noi delle energie nuove, ci fa percepire che non siamo soli e dilata i nostri orizzonti. Vi invito a camminare su questa strada del servizio e a prendere come modello perfetto di umanità Gesù, che ha fatto posto agli altri in sé stesso fino a donare la sua vita». Un invito a proseguire sulla strada dell’Amore fraterno, sincero, servizievole, insomma, quello di Francesco, rivolto pure alla politica, anch’essa, nella sua autentica accezione, votata al servizio della collettività, e manifestato nella richiesta alle istituzioni, «che ringrazio per la loro opera in favore dei giovani impegnati nell’anno di servizio volontario, di farsi sempre più promotrici di un vero spirito solidale nella popolazione»: un invito, coronato dall’auspicio che «tale sensibilità diventi sempre meno occasionale e più strutturale, fino a pervadere tutto l’agire dei diversi soggetti pubblici e privati. Il grado di civiltà di un popolo, infatti, si misura in base alla capacità di rispettare e promuovere i diritti di ogni persona, a partire dai più deboli. Vi ringrazio di questo incontro. Invoco su di voi e sui vostri progetti la benedizione del Signore, affinché vi aiuti ad agire sempre in modo audace e disinteressato, guardando lontano, agli orizzonti della speranza. E, per favore, pregate anche per me. Grazie». Parole dolci e importanti, belle ed efficaci, che hanno ulteriormente nobilitato un momento baciato da un affetto straripante verso il Santo Padre, dall’Amore che questo “Leader di Fede” ha la capacità di trarre anche dall’animo più indifferente. Un Amore, che Francesco riesce sempre a orientare verso la buona Novella. La Novella, già… La Novella donante linfa al nostro Cuore e che in quest’Amore trova la sua strada, la giusta strada per giungere in ogni attimo della nostra vita

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