“Cane guida: Amico… Compagno per la Vita!”

L’iniziativa, dal tema “Cane guida: Amico… Compagno per la Vita!”, organizzata dalla Sezione Territoriale UICI del capoluogo calabrese, si svolgerà mercoledì 16 ottobre nel proscenio dell’Aula Magna dell’Università per Stranieri “Dante Alighieri”.

Giornata nazionale del cane Guida, a Reggio Calabria un convegno su integrazione, accoglienza e diritti

da Reggio Calabria

Una giornata di sensibilizzazione e divulgazione, per porre sotto la doverosa luce quegli straordinari amici a quattro zampe, i quali sono, in maniera effettiva, gli occhi delle persone che non vedono: come ogni anno, dal 2006, allorché fu istituita, il 16 ottobre si celebra la Giornata nazionale del cane guida, ricorrenza voluta dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti anche al fine di tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sui diritti di libertà, autonomia e mobilità delle persone non vedenti e ipovedenti.
Tanti saranno gli eventi promossi dall’UICI, che daranno il giusto risalto a tale Giornata, giunta alla XIV edizione; eventi che si svolgeranno su tutto il territorio nazionale e fra i quali, certamente, spicca il convegno, dal tema “Cane guida: Amico… Compagno per la Vita!”, organizzato dalla Sezione Territoriale UICI di Reggio Calabria, presieduta dal dottor Paolo Marcianò, in programma, ovviamente il prossimo mercoledì, a partire dalle ore 9.30, nel proscenio dell’Aula Magna dell’Università per Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria. Il programma del simposio, patrocinato dal Consiglio Regionale UICI della Calabria e moderato dalla dottoressa Francesca Barranca, Consigliere della Sezione Territoriale UICI reggina, prevede partecipazioni autorevoli, quali, oltre al già citato dottor Marcianò, il professor Salvatore Berlingò, Rettore dell’Università “Dante Alighieri”, il dottor Mario Barbuto, Presidente nazionale UICI, la dottoressa Annamaria Palummo, Consigliere Nazionale UICI, il signor Pietro Testa, Presidente regionale UICI Calabria, i cui interventi faranno da prologo alle relazioni, che saranno esposte dalla dottoressa Linda Ligname, Presidente della Scuola cani guida “Hellen Keller” di Messina, la quale parlerà di “Formazione e gestione del cane guida per le attività di autonomia e mobilità”, dall’avvocato Annunziato Denisi, consulente legale dell’UICI, che argomenterà sulla “Normativa nazionale e regionale sul cane guida”, dal signor Antonino Rosace, referente della commissione regionale cani guida UICI, che racconterà la sua esperienza con un cane guida, e da alcuni rappresentanti di categoria di commercianti e artigiani, i quali affronteranno la questione inerente all’attuazione delle “norme di accoglienza dei cani guida presso negozi, trasporti e attività produttive”. Un simposio che si annuncia copioso di contenuti e oltremodo significativo, in ordine alla promozione di una concreta cultura dell’integrazione, dell’ospitalità, della parità di diritti e opportunità.
Pierfrancesco Greco

Locandina

Locandina

Posted in News | Leave a comment

Cerisano, un convivio al riparo dalla luce, per vedere ciò che la luce nasconde

La Cena al Buio “Dell’Urbe i bei Sapori… nel Buio i suoi Colori”, tenutasi nella serata di sabato, 31 agosto, presso Palazzo Sersale, quale prologo alla XXVI Edizione del Festival delle Serre, ha offerto sensazioni intense e originali spunti di riflessione agli oltre cinquanta ospiti invitati. Un’iniziativa senza precedenti, coronata da un successo che riempie di orgoglio e soddisfazione il Comune di Cerisano e la Presidenza Nazionale dell’UICI, organizzatori della serata. “Un momento di sentimenti forti”, hanno affermato in coro Annamaria Palummo, Consigliere Nazionale dell’UICI, e il Sindaco di Cerisano Lucio Di Gioia, nell’accogliere il Presidente Nazionale UICI, Mario Barbuto, presente all’evento, curata dal personale della sezione UICI di Catanzaro, guidato da Luciana Loprete

Una Cena nell’abbraccio dell’oscurità… Una Stella in un firmamento di sensibilità

da Cerisano

La tenebra del crepuscolo, sabato sera, stava togliendo spazio agli ultimi vagiti di luce e il portico d’ingresso di Palazzo Sersale era già stato cinto da quei contrasti di luci e ombre in cui si adagia il pathos tipico delle antiche residenze nobiliari del meridione d’Italia, quando le parole del Sindaco di Cerisano, avvocato Lucio Di Gioia, hanno attraversato, da un capo all’altro, l’atrio del ducale maniero, lastricato in un selciato dal tempo levigato e sormontato dalle pregevoli arcate tufacee e dalle spartane strutture lignee sotto cui, secoli addietro, trovavano riparo i Signori di Cerisano: “Partecipare a una Cena al Buio – ha esordito il Sindaco – significa condividere; condividere spazi, condividere pensieri, parole, sapori. Partecipare a una Cena di tal tipo, significa, poi, condividere questa esperienza del buio, che ci fa sentire inermi, rendendoci, nel contempo, più uniti al nostro vicino, in cui cerchiamo e a cui siamo disposti a dare rassicurazione, compagnia, interlocuzione; partecipare a una Cena al Buio significa, quindi, condividere valori, valori solidali, valori alti, quelli di cui l’animo umano non deve sentirsi mai sazio, quelli che questa sera riempiranno, insieme al buio, la sala ove gusteremo un invitante menù dalle tinte romane. Questa Cena sarà un incontro; un incontro tra l’Ente comunale, che mi onoro di amministrare, e l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, che nel nostro territorio può contare sulla presenza di un Consigliere Nazionale, che è una cara amica, una cerisanese, la dottoressa Annamaria Palummo, insieme con la quale siamo finalmente riusciti a realizzare questo evento, che nobilita il nome di Cerisano e del suo Festival delle Serre. Annamaria, con la sua passione, con la sua creatività, con la sua tenacia, ha fatto in modo che la complessa macchina organizzativa, sottendente a questo tipo d’iniziative, potesse entrare in sinergia con le possibilità offerte dalla struttura comunale: il risultato di questo lavoro lo vedremo, o meglio, considerata la circostanza, lo coglieremo, lo toccheremo con mano, lo gusteremo tra poco, lasciandoci guidare dai nostri amici dell’UICI di Catanzaro, che ci accompagneranno in un viaggio sensoriale che ricorderemo per sempre”. Effettivamente, ha proseguito la dottoressa Annamaria Palummo, Consigliere Nazionale dell’UICI, “la Cena al Buio, che tra poco troverà svolgimento in una sala di questo storico Palazzo, è un’iniziativa la cui realizzazione è maturata nel tempo. Già negli anni scorsi mi era capitato di prospettare al carissimo Sindaco del nostro borgo, in cui ho il piacere di risiedere, la possibilità di organizzare insieme, Comune di Cerisano e Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, un evento conviviale di questo tipo, in cui predominante è l’elemento sensoriale, prescindente, ovviamente la vista. Sì, come ha sottolineato Lucio, una Cena al Buio è, prima di tutto, un’esperienza sensoriale; un’esperienza per alcuni sconvolgente, per tutti sicuramente unica, che non è scontato e neanche facile accogliere all’interno di una manifestazione come il Festival delle Serre, ove predominante è la ricerca delle emozioni attraverso le arti, la musica, il teatro, la cultura; noi, questa sera, cercheremo le emozioni nella totale mancanza di luce, in una dimensione nuova per tanti di noi, che, se ci pensiamo bene, è legata a quella sfera del mondo sensibile in cui la bellezza, che gli artisti ci regalano, riesce a rapire il nostro animo: così come un’aria lirica, o una poesia, o una scultura sono in grado di guidarci lungo i sentieri della più rarefatta armonia rispetto al creato, così il buio, in cui stiamo per calarci, ci condurrà in un mondo ove riusciremo a vedere tutto quello che la luce ci nasconde. Mancandoci la visione di ciò che ci circonda, cominceremo a usare meglio gli altri sensi e l’odorare, il desinare, il conversare, l’ascoltare assumeranno contorni sorprendenti, permettendoci di scoprire l’altra faccia dell’esistenza, quella che per tanti di noi è quotidianità, quella che tutti voi, a fine cena sentirete un po’ vostra. Sono certa che tra qualche ora guarderete al mondo della disabilità visiva con occhi diversi, con gli occhi di chi conosce di più il proprio prossimo; e sarà un momento di crescita anche per la nostra comunità cerisanese, i cui autorevoli rappresentanti, espressione di categorie legate all’UICI e alla realtà della disabilità visiva, qui invitati, unitamente a personalità delle Istituzioni civili, quale il Sindaco di Castrolibero, ingegner Giovanni Greco, religiose, come il Parroco di Cerisano, Don Alfonso Vulcano, del mondo accademico e dell’associazionismo, non degusteranno soltanto i deliziosi piatti attinti dalla tradizione culinaria capitolina, preparati dallo chef del ristorante I Giardini di Eva, di Mendicino, ma interiorizzeranno nel loro cuore il valore della solidarietà, che dovrebbe pervadere anche le istituzioni, soprattutto nella capacità di vedere le necessità degli altri. Stasera queste istanze saranno autorevolmente portate all’attenzione dei commensali dal Presidente Nazionale dell’UICI, dottor Mario Barbuto, presente qui a Cerisano nonostante i tanti impegni nelle assise istituzionali più alte, il quale, insieme alla componente della Direzione Nazionale, dottoressa Linda Legname, al Presidente Regionale Pietro Testa, al Presidente della Sezione UICI di Catanzaro Luciana Loprete, che è tra noi anche in un’altra veste, come scopriremo tra poco, e al Consigliere provinciale dell’UICI di Cosenza Nives Mastromonaco, daranno ancora più pregnanza al messaggio d’inclusione, che, nella stanza qui accanto, busserà alla porta del nostro animo e del vostro cuore”. Una porta che il Presidente Barbuto ha attraversato dopo aver suggerito agli altri ospiti alcuni elementi di riflessione, con una punta di spirito che ha contribuito ad allentare l’ansia che in alcuni iniziava a fare capolino nell’imminenza di dover affrontare il disorientamento che il buio, almeno inizialmente, induce in chi affida alla vista gran parte dell’esplorazione e della conoscenza del mondo che fa da cornice alla nostra vita: “questo Palazzo antico – ha affermato con intelligente ironia il presidente Barbuto – s’è stasera popolato di un nutrito gruppo di temerari che hanno aderito all’idea e alla possibilità di provare per un breve momento la condizione del buio, quella che per noi ciechi è la normalità; del resto, stasera il mio cuore è saldo, perché, come raccontavo poco fa ad alcuni amici, di cene al buio io ne faccio una al giorno, sia che mi trovi a casa, sia altrove, per cui, non sarà difficile, per me, adattarmi”, ha scherzato Barbuto, suscitando l’affettuoso applauso degli astanti; “seriamente – ha proseguito Barbuto –, per voi sarà intrigante e bello scoprire gli oggetti sul tavolo, riconoscere i sapori delle pietanze, rigorosamente tenute segrete, versare l’acqua e il vino nel bicchiere, fare, insomma, tutte quelle piccole cose che di solito si fanno quasi meccanicamente e a cui oggi sarete chiamati ad approcciarvi con un’attenzione inusitata. In ogni caso, come hanno rimarcato il Sindaco Di Gioia e Annamaria, l’occasione della Cena è un pretesto leggero per sottolineare una tematica complessa, quale quella delle disabilità, in generale, e delle disabilità visive, in particolare. Disabilità afferentemente a cui si parla sempre d’integrazione, inclusione: integrazione e inclusione che oggi passano attraverso il riconoscimento, da parte degli altri, della società civile e delle Istituzioni, di una problematica che esiste e che deve essere affrontata; una problematica dalla quale non è possibile scappare e che neanche si può edulcorare tanto, con quella terminologia, desunta dal politicamente corretto, che spesso evita di adoperare certe espressioni le quali, secondo una vulgata diffusa, potrebbero urtare la nostra sensibilità; al contrario, una spontaneità, anche nelle parole, è la premessa a una vera forma d’integrazione: per cui esprimetevi come meglio credete, usate pure il termine ciechi, che è il più adatto a denotare la nostra condizione e a focalizzare al meglio la tematica della disabilità. Ecco, è bello e importante focalizzare questa tematica ed è stimolante, da parte nostra, sensibilizzare la società, presso ogni categoria, in ordine alla richiesta d’inclusione, di partecipazione come tutti gli altri cittadini; un’istanza, questa, di cui ci facciamo portatori in ogni ambito, anche qui, questa sera, in questo Palazzo, con questa piccola esperienza che, siamo sicuri, vi avvicinerà alle tematiche portate avanti dall’UICI, non solo e non particolarmente per la percezione del buio in se stesso, e per la resistenza psicologica da vincere, ma soprattutto per l’inclusione, la contaminazione tra le persone che queste iniziative favoriscono e che costituiscono i canali migliori per processare e giungere a quell’integrazione, a quell’autonomia, a quella libertà verso cui aneliamo con tutte le nostre forze, nella convinzione che tenersi per mano significhi includere un po’ di più e sentire le altre persone più vicine e meno diverse. E ora – ha concluso Barbuto – godiamoci questa bella cena”, la quale “è un momento di amalgama tra le sensibilità personali – ha asserito Pietro Testa, Presidente Regionale dell’UICI Calabria – che il Sindaco Di Gioia e il nostro Consigliere Nazionale Annamaria Palummo, la quale è un vulcano, hanno acutamente inserito nel cartellone di questo Festival, contribuendo ad ampliare la platea a cui parlare delle nostre questioni”. Una necessità, quella di comunicare la propria realtà del quotidiano e i bisogni per viverlo degnamente, che per i ciechi e gli ipovedenti è primaria, e su cui ha indugiato anche la dottoressa Nives Mastromonaco, Consigliere Provinciale dell’UICI di Cosenza, secondo la quale tale comunicazione deve avere come corollario “la gioia, la tranquillità, la delicatezza; in questo senso il convivio è un momento privilegiato per rendere testimonianza del nostro modo di percepire la realtà; una percezione che è diversa per tutti, sia per chi vede, sia per chi non vede, e che, al cospetto del buio, viene messa sullo stesso piano, ponendo le nostre individualità, tutte dissimili tra loro, in una situazione di genuina uguaglianza, senza quelle sovrastrutture le quali, ogni giorno, creano muri che non esistono e da cui è possibile liberarsi”. In effetti “stare al buio, significa stare in compagnia delle altre persone attraverso il sentimento”, ha evidenziato Annamaria Palummo, quel sentimento che “Luciana Loprete, Presidente della Sezione Territoriale UICI di Catanzaro, mette in ognuna delle tantissime attività che la vedono anima e cuore pulsante e che stasera profonderà nel guidarci in questa esperienza con il suo staff. Un’esperienza “che per voi sarà una sorta di viaggio – ha spiegato il Presidente della Sezione di Catanzaro – durante il quale dovrete fidarvi di noi, che facciamo questo lavoro da una vita, con semplicità e tranquillità; stasera, in sostanza, si capovolgerà la situazione, perché saremo noi a guidarvi; noi faremo in modo che la nostra Cena sia per voi un momento di gioia, da vivere senza traumi, riflettendo, lasciandosi sensibilizzare, aprendo il cuore al proprio animo, approfittando di un’occasione in cui non siamo distratti dalla vista, che è meravigliosa, che è un dono prezioso, ma che spesso, paradossalmente, ci nasconde tante cose, portandoci, nel momento stesso in cui guardiamo qualcosa, a pensare immediatamente a quello che c’è dopo, a guardare troppo oltre, impedendo ai nostri istanti di rallentare, di fermarci a riflettere: stasera, durante questa Cena al Buio, potrete fermarvi, potrete guardarvi dentro in maniera così tanto profonda da riuscire a vedere chiaramente, nonostante la totale oscurità, le sensazioni del vostro vicino di posto, e sarà bello scoprire i convitati che insieme con voi poggeranno le mani sul tavolo e imbastire una conversazione con cui, almeno stasera, anzi, anche stasera, infrangere quell’apparente barriera che il buio frappone tra noi e gli altri. State per entrare in un mondo magico: non cercate la conferma dello sguardo, esplorate i vostri spazi con le mani, colloquiate serenamente e pacatamente, cercando di capire chi è capitato al vostro fianco, gustate le pietanze in tranquillità, lasciatevi prendere dai sentimenti, lasciatevi andare in questa magia”. Così, dopo una preghiera recitata dal parroco di Cerisano, Don Alfonso Vulcano, è iniziato un sorprendente viaggio di fiducia e abbandono totale nell’abilità di Luciana, la quale, dopo aver disposto gli oltre cinquanta ospiti in ordinata fila, alla stregua di un trenino, e non prima di aver distribuito a tutti un pratico bavettone, utile a evitare inconvenienti dovuti all’atipico contesto, li ha guidati, a turno, verso i tavoli, facendoli accomodare rapidamente e in tutta sicurezza ai posti loro assegnati. In effetti, entrando nei grandi saloni in cui si dispiega il piano terra del Sersale, passando gradualmente dalla luce, alla penombra e, infine, al buio più impenetrabile, è stato come entrare in un mondo irreale, in cui, almeno per lo scrivente, l’iniziale senso di smarrimento, ancor di più, di solitudine, contro cui s’impattava nel momento di superare l’ultima tenda, s’è tosto dissolto in uno stato d’animo egemonizzato dalla serenità, dall’atarassia, addirittura, al cui cospetto il buio sembrava avvolgere i nostri pensieri e le nostre preoccupazioni, tutto il nostro essere, diventato, a un tratto, una cosa unica con lo spazio circostante. È stata una sensazione strana, quella provata appena entrati, perfino raccontarla suscita impressioni insolite, che sembrano superare il tempo, lo spazio: il passato pare diventare presente e… Ecco, ci troviamo di nuovo nella Sala ove si svolge la Cena, completamente al Buio.
Sì, siamo completamente al Buio, un Buio straordinariamente sconosciuto, che difficilmente i nostri occhi incontrano in una situazione di assenza di luce, per così dire, normale. Qui sembra di trovarci davanti a un muro, anzi, all’interno della materia, all’interno di qualcosa che aderisce a noi, che ci serra ma che non ci tocca, che è impalpabile; è difficile rendere efficacemente a chi legge l’idea della sensazione che si prova. Le nostre mani, le nostre braccia, le nostre giacche si sentono, ma non si vedono, e assolutamente ignoti sono i vicini, ammesso che ci sia qualcuno al nostro fianco: ma, ecco, una voce, due voci, tante voci attraversano questa bolla e tu non sei più solo. Allora la fantasia s’incarica di rivelarti l’espressione che i vicini potrebbero avere in questo momento, l’espressione che tu stesso potresti avere in questo momento, ma subito sovvengono le parole di Annamaria e di Luciana e comprendi che ciò non è poi una cosa importante; più importanti sono le parole, con cui inizi uno scambio ideale che ti accompagnerà per tutta la serata, rivelandoti come l’essere umano, privato dei suoi simili, sia poca cosa. E mentre tale riflessione ti fa quasi dimenticare l’abisso di buio in cui ti trovi immerso, ecco che sul tavolo la tua mano sfiora qualcosa: è il piatto, il piatto con l’antipasto, e poi i bicchieri, la frescura delle bottiglie d’acqua, la forma inconfondibile di quelle contenenti il vino, e, allora, inizi a usare, con maggior attenzione, rispetto al solito, l’olfatto, cercando di capire quello che lo chef ha preparato per te e che i camerieri ti hanno servito; l’odore è gradevole, la cena può principiare. Usare le forchette, onestamente, non è facilissimo, e la tentazione di adoperare in maniera informale le mani è forte, però poi ti abitui e tutto risulta più facile, così come più semplice è lasciarsi andare a tutto ciò che questo momento, a livello emozionale e sensoriale, ti può regalare. Sì, è più facile lasciarsi andare anche ai sapori tipici della cucina romana, che trovi negli inconfondibili rigatoni all’amatriciana e nella trippa con le patate, con il loro olezzo, avvolgente quasi come l’oscurità circostante; un’oscurità in cui, nonostante tutto, circola un microfono, che permette al nostro udito di ascoltare le impressioni e le suggestioni di qualche commensale particolarmente colpito e ispirato dal frangente. Luciana, intanto, come una mamma attenta, passa, insieme alle sue ragazze e ai suoi ragazzi, tra i tavoli, riuscendo prodigiosamente a muoversi in foggia agevole, servendoti impeccabilmente, riuscendo a cogliere la tua presenza da un semplice respiro e ricordandosi che su quella sedia stai seduto proprio tu: ti senti chiamare per nome, quasi sobbalzi, e ti senti al sicuro. Il buio, l’abisso di cui si parlava poc’anzi, inizia a diventare accogliente. Intanto, un gradevole sottofondo jazz fluttua tra le voci che il buio sembra a tratti confondere, ma ecco che la musica s’interrompe e la voce melodiosa di una ragazza recita alcuni versi, composti per l’occasione e dedicati alla cena e a Roma, a cui questo convivio vuole, in linea con quanto accadrà durante il Festival, rendere omaggio. Sono versi settenari che sembrano guidarti nell’onirica bellezza della Capitale, che troviamo anche nei nomi assegnati ai tavoli, i quali ti portano dal Quirinale, ove chi scrive sta vivendo questa emozione, a Piazza di Spagna, invitandoti a una passeggiata a Villa Borghese, per poi aprirti la strada su Via del Corso, e, dopo un po’, verso Castel Sant’Angelo, a pochi passi dal Vaticano, per poi salire sul Gianicolo, dove il panorama sulla Città Eterna t’impedisce di tenere fermo lo sguardo, il quale, chissà poi perché, si sofferma sul Vittoriano, che ti porta alla mente i poco lontani Fori Imperiali, mentre l’attenzione già si sposta sulle statue della basilica lateranense che domina Piazza San Giovanni: sì, ti sembra di vedere Roma in questo buio, che magia! Ha ragione Luciana: grazie a Lei e ai suoi ragazzi, quello che da soli vivremmo come un incubo, è un mondo fatato. Sì, è una dimensione dell’esistenza intensa ed eterea quella in cui stiamo respirando e sospirando. Peccato che la frutta sia già arrivata; consumarla è un esercizio veloce. Siamo alla fine. Luciana intona due belle canzoni, per accomiatarsi da noi, Annamaria ringrazia, una mano tocca la spalla, invitando ogni commensale ad alzarsi e ad accodarsi: si riforma il trenino, il quale, lentamente, fa a ritroso il percorso d’inizio serata, portandoci nuovamente alla luce, che nei primi minuti quasi ci ferisce gli occhi, infrangendo quel senso di magia che ci aveva pervaso poco prima. Sì, è il ritorno alla normalità, a quella normalità che ci ricorda come quel buio, che allo scrivente è parso così rassicurante e gradevole, grazie all’amorevole lavoro dei nostri angeli custodi, per tante persone sia preclusione alla visione di alcune delle bellezze del mondo, oltre che a una vita pienamente soddisfacente, a livello professionale ed emotivo, a causa delle barriere materiali e psicologiche che la nostra approssimazione spesso erge lungo il cammino di chi condivide con noi quest’angolo di universo. E, allora, risulta agevole capire come il vero buio sia quello dell’indifferenza verso le difficoltà e i bisogni altrui. E allora vien da riflettere: così come l’attenzione e la cura, prestataci da Luciana e dalla sua stupenda squadra, è riuscita a rendere indimenticabile un’esperienza potenzialmente drammatica, lenendo il nostro momentaneo disagio, fino a renderlo piacevole, allo stesso modo, nella vita di tutti i giorni, la cura, la premura e l’attenzione che noi, i cosiddetti normodotati, dovremmo doverosamente prestare a coloro i quali del buio fanno un’esperienza costante, riuscirebbero a lenire la sensazione di perenne caducità indotta dall’invalidante condizione, permettendo loro di cogliere la magia che ogni attimo, che ogni sapore, che ogni abbraccio, che ogni bacio sono capaci di portare nel nostro sentire interiore, a prescindere dal buio e dalla luce che attraversano i nostri occhi. Sì, è il ritorno alla normalità, anche se, dopo questa serata, in questa normalità ci sarà sempre posto per l’immaginifico ricordo di una serata passata sui bordi delle realtà sensibili che la mondanità ci mette a disposizione, offrendocele in infinite forme, sulla base della quotidianità che ognuno di noi vive. Il bavettone, recante il tema della Cena, la data e i motivi grafici delle locandine realizzate per il Festival imminente, non serve più, o meglio, servirà ancora, portandolo con noi a casa e conservandolo, magari anche macchiato, a ravvivarci, di tanto in tanto, il ricordo di un’esperienza unica. Sì, è stata per davvero un’esperienza unica, difficilmente descrivibile, intimamente vissuta in un alveo di riferimento collettivo, vissuta fino in fondo.
Un’iniziativa senza precedenti, per il territorio dell’hinterland cosentino, che ci ha consentito di respirare, nell’abbraccio dell’oscurità, un momento di compenetrazione radicale in una dimensione esistenziale da esplorare e capire, attraverso la scoperta di un’esperienza dei sensi che fa pensare, che conquista, che lascia il segno, che ha lasciato il segno, grazie a tutti coloro i quali hanno, in qualche modo, partecipato alla Cena al Buio, come già detto, organizzata dal Comune di Cerisano, dal Consiglio Nazionale e dalla Presidenza Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, e tenutasi all’interno del monumentale Palazzo Sersale di Cerisano, quale prologo della XXVI Edizione del Festival delle Serre: è stata una serata speciale anche grazie al Presidente Nazionale dell’UICI Mario Barbuto e agli altri dirigenti dell’Unione presenti, quali Linda Legname, Annamaria Palummo, instancabile promotrice e madrina dell’iniziativa, Luciana Loprete, Pietro Testa e Nives Mastromonaco, i quali hanno onorato e colmato di contenuti una serata assolutamente unica, per il significato e le emozioni che è stata capace di inoculare nel nostro animo; è stata una serata coinvolgente anche grazie al Sindaco di Cerisano, avvocato Lucio Di Gioia, e all’Assessore alla Cultura, dottoressa Francesca Pellegrino, per la fattiva vicinanza mostrata nell’organizzazione di un evento di tale portata; è stata una serata magica anche grazie alle amiche e agli amici della sezione territoriale UICI di Catanzaro, Antonella Mascaro, Ilaria Mascaro, Vincenzo Mascaro, Karol Grazia Mascaro, Gianluigi Melina, Daniela Taverna, Patrizia Giuffrè e Danilo Pizzini, i quali, guidati dalla grande, efficiente e premurosa Luciana Loprete, oltre a garantire un perfetto coordinamento della sala e del servizio ai tavoli, sono stati i nostri angeli custodi nelle tre ore di buio, che è stato, nello stesso tempo, conviviale e formativo; è stata una serata gioiosa anche grazie a Vincenzo Nardi e ai suoi collaboratori del ristorante I Giardini di EVA, con il sopraffino servizio di catering, che ci ha aiutato a dipingere, sulla tela del buio, una Roma oltremodo bella, vergata dalla fantasia traente linfa nelle servite leccornie e dalle parole ascoltate; ma, sopratutto, è stata una serata indimenticabile grazie al resto dei commensali, autorità e non, i quali, partecipando alla Cena, hanno dimostrato apertura e disponibilità verso la comprensione di una condizione che, sovente, è causa di esclusione e frustrazione per tante nostre sorelle, tanti nostri fratelli, tantissimi bambini, i quali, lungo i sentieri del futuro, lastricati di difficoltà, potranno realmente assaporare il profumo della vera integrazione soltanto nell’attimo in cui noi tutti riusciremo effettivamente a valicare la ritrosia che ci blocca ogni qualvolta siamo indotti a immaginarci nella mente degli altri, nel Cuore degli altri, negli Occhi degli altri. Sabato sera, nel corso della Cena che ha alitato “Dell’Urbe i bei Sapori… nel Buio i suoi Colori”, e di cui s’è, speriamo degnamente, qui favellato, ognuno di noi è riuscito a sentire come propri gli occhi del vicino di posto, vedente o non vedente che fosse, cogliendo, in quella totale assenza di luce, la scintilla di valori quali la gentilezza, il calore, la solidarietà, estrinsecantesi in un pezzo di pane passato o in un bicchiere d’acqua versato, in quelle piccole cose, che, in definitiva, fanno veramente la differenza, contestualmente a una società matura, e che, al di fuori di ogni retorica, salveranno realmente la nostra umanità, intesa come capacità di essere consequenziali alla nostra natura sociale. Una Cena al Buio, questa Cena al Buio, può apparire una piccola luce in un cielo oscuro: in realtà essa è una stella che brilla in un firmamento ove gli Astri della buona volontà e dell’Amore riusciranno, col vento della sensibilità, in ogni crepuscolo a portare l’Aurora. L’Aurora che toglie spazio a ogni sussulto di oscurità, l’Aurora che vince ogni tenebra, che rischiara ogni ombra.
E ora il Festival delle Serre, quest’anno dedicato alla nostra Capitale, può veramente iniziare.
Pierfrancesco Greco

cena-al-buio-a-cerisano-foto-di-gruppo-con-il-presidente-nazionale-uici-foto-di-simone-settino

cena-al-buio-a-cerisano-foto-di-gruppo-con-il-presidente-nazionale-uici-foto-di-simone-settino

Posted in News | Leave a comment

Da Vibo Valentia un punto di vista originale sulla consequenzialità tra crescita culturale e integrazione sociale

Il simposio, organizzato dalla Sezione Territoriale “Giovanni Barberio”, s’è dipanato attraverso la definizione di una prospettiva particolare sulla complessità connotante la dimensione dell’istruzione contestualmente alla quotidianità della disabilità visiva, focalizzando l’attenzione sull’orizzonte calabrese, osservato con l’occhio della sensibilità.
Da Vibo Valentia un punto di vista originale sulla consequenzialità tra crescita culturale e integrazione sociale

di Pierfrancesco Greco

da Vibo Valentia
Il simposio organizzato dalla Sezione Territoriale di Vibo Valentia, intitolata all’indimenticato Giovanni Barberio, dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, con il patrocinio della Presidenza Nazionale e del Consiglio Regionale calabrese dell’UICI, della Regione Calabria e della Provincia vibonese, e svoltosi nella mattinata di sabato scorso, 22 giugno, a Vibo Valentia, presso l’Aula Magna dell’Istituto Alberghiero di Stato, s’è dipanato attraverso la definizione di un punto di vista alquanto originale sulla complessa interazione tra la quotidianità della disabilità visiva, ancora troppo spesso marginalizzata rispetto alle assise universali, e il mondo della scuola, agitato da un’indeterminatezza che, certamente, non agevola la proficua reciprocità tra una condizione dell’esistenza, come quella che vivono i disabili, e un’agenzia di elargizione culturale, quale l’istituzione scolastica, che devono convergere, in un processo di crescita comune, stillante linfa nel tessuto connettivo ideale, valoriale e anche fattuale dell’intera comunità umana, non solo della categoria dei disabili visivi. Un punto di vista originale, si diceva, introdotto già dal tema formulato e scelto per riempire di contenuti il convegno: “Disabilità visiva e Istruzione – Sensibilità, Realtà, Possibilità e Sviluppo nell’orizzonte Calabrese”; tema articolato e calzante, attorno a cui i partecipanti hanno intessuto un’interessante riflessione. Del resto, una vera, profonda ed efficace riflessione analitica sulla questione inerente alla piena, duratura ed effettiva integrazione delle individualità interessate dalla disabilità, in questo caso visiva, nel consesso collettivo, non può prescindere da un approccio interiore filtrato dalla sensibilità, intesa come capacità di vedere, sentire, vivere con particolare slancio empatico la realtà che ci circonda, dipinta dagli sguardi, dai pensieri, dalle condizioni, dalle situazioni, dalla felicità, dalle ansie, dalle difficoltà punteggianti le vite che con noi condividono l’esperienza mondana; nello specifico, osservare la realtà della disabilità con gli occhi della sensibilità permette non solo di focalizzare in maniera cristallina il nesso inscindibile e consequenziale intercorrente tra l’adeguata istituzionalizzazione dell’offerta formativa, in cui trova sbocco un’esaustiva, capillare, onnicomprensiva e autenticamente “Pubblica” istruzione, vale a dire l’autentica e imprescindibile stella polare dell’autonomia, della realizzazione e della libertà di ogni persona, e l’integrazione delle categorie svantaggiate, ma anche di cogliere con maggiore lucidità le possibilità concrete che un determinato contesto culturale, sociale e territoriale offre ai fini della costruzione di una compiuta società inclusiva, creando, nel contempo, le condizioni di colmare eventuali lacune e ampliare, in tal modo, il ventaglio delle summenzionate possibilità, sulle ali delle quali spiccare il volo verso lo sviluppo di un rinnovato sentire morale, normativo e istituzionale intorno alla dimensione delle pari opportunità, afferentemente a ogni settore del quotidiano incedere, sia esso scolastico, professionale o relazionale, in un orizzonte esistenziale mondato dalle nuvole dell’indifferenza, del pregiudizio, delle barriere, mentali e materiali. Al riguardo, i lavori del Convegno tenutosi a Vibo hanno focalizzato lo stato dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità sensoriale visiva sul territorio calabrese, alla luce della riforma della legge sulla buona scuola e del decreto 66/17. In particolare, dalle relazioni e dagli interventi, è emerso chiaramente come i temi, tramite i quali si può evincere la maturazione o meno del processo d’inclusione, siano sostanzialmente gli stessi dai tempi della legge 104/92, permanendo diverse discrasie: discrasie in fase di accoglienza e predisposizione amministrativo-organizzativa dell’inserimento, della definizione concernente il grado di disabilità e dell’impatto sul PEI (Piano Educativo Individualizzato); discrasie sulla definizione delle attività curriculari e della metodologia d’insegnamento, ossia di un’adeguata tiflopedagogia; e, poi, il permanere di questioni annose, come quelle relative all’assegnazione dell’insegnante di sostegno, alla valutazione delle sue competenze, e agli strumenti e materiali tiflodidattici, sovente non conosciuti e adottati, per non parlare delle modalità, nei casi della pluridisabilità, di predisposizione e assegnazione della figura di assistenza all’autonomia e alla comunicazione, della continuità dell’insegnante di sostegno, della mancanza di attività specifiche extrascolastiche, dell’accompagnamento ai cicli scolastici successivi. Insomma, sovente, ci si trova al cospetto di un processo solo burocratico, che, in tante realtà, ha causato gravi danni alla crescita e integrazione dell’alunno. A prescindere dagli aspetti normativi e dalla loro revisione e da quanto rintracciabile attraverso l’osservatorio dell’UICI, che ha il suo avamposto nel lavoro sul campo, offerto con strumenti, ausili e materiali appositi, possiamo dire che gli alunni con disabilità visiva non hanno ancora le giuste e pari opportunità per completare un percorso di studi avente come coronamento il traguardo della laurea: difficoltà di studio, d’inserimento, ostacoli nel reperire materiale adatto e supporto tecnico competente e la scarsa motivazione, indotta, in determinati casi, anche da un ambiente poco accessibile, rendono tale prospettiva alquanto tortuosa. “In questo contesto – ha asserito Rocco Deluca, presidente della Sede Territoriale UICI di Vibo Valentia – l’UICI rappresenta un faro costantemente puntato sull’itinerario dell’inclusione scolastica, con il lavoro quotidiano esperito nelle cinque sedi provinciali”, coordinate “da un Consiglio Regionale – ha inteso mettere in evidenza il Presidente Regionale dell’UICI Pietro Testa – il quale ha fatto una scelta ben precisa, orientata a difendere la cultura, che è una sorta di propellente per camminare di più e più velocemente, cosa a cui noi ciechi e ipovedenti siamo chiamati in maniera particolare, per recuperare il terreno perso, per dare valore al nostro essere persone in grado di incidere nel nostro tempo e nel nostro spazio”. Dare valore alla personalità di ogni cieco e ipovedente è, del resto, la missione che l’UICI porta avanti da quasi cento anni: anni durante i quali sono state predisposte, attraverso la Federazione Nazionale Istituzioni Pro-ciechi, la Biblioteca Nazionale per i Ciechi “Regina Margherita” di Monza, l’Irifor, le Sedi Territoriali UICI e tutte le altre organizzazioni collegate, a qualsiasi titolo, al nostro sodalizio, una serie di misure e azioni, che, in molti casi, hanno sopperito e sopperiscono ai vuoti cui s’è fatto cenno; un lavoro certosino svolto, oggi più di ieri, in maniera capillare sui territori, grazie al quale è possibile arrivare in tutte le scuole, cercando di rimediare alla scarsa presenza della “buona scuola” e ponendo in essere interventi mirati sul personale docente di sostegno, volti a trasferire la competenza tiflologia di cui l’UICI è presidio ed ente propulsore, attraverso la pianificazione di percorsi tiflodidattici, l’offerta di strumenti e materiale tiflodidattico e tiflotecnico, la definizione di un approccio esperienziale guidato. Purtroppo, non sempre alcune scuole risultano aperte e pronte a comprendere il metodo e il coordinamento offerto dall’UICI, cosa che rappresenta sempre un danno, anche in presenza di un solo alunno cieco o ipovedente. “Ecco perché – ha evidenziato in proposito la dottoressa Annamaria Palummo, Consigliere Nazionale dell’UICI e moderatrice del simposio – è necessario che nella riforma si definiscano modalità, termini e azioni dirompenti, nonché le responsabilità per l’inclusione scolastica di tutti i disabili, non solo di quelli visivi. È altresì opportuno, da parte di tutte le istituzioni preposte al processo dell’inclusione scolastica, operare con flessibilità e volontà riconducibili ad azioni umane e non prettamente burocratiche, senza dimenticarsi che è, che deve essere l’alunno disabile, cieco o ipovedente, il terminale di una strategia formalmente definita. In altre parole, ogni alunno necessita di attenzione continua, che porti consequenzialità e rinforzi le possibilità di raggiungere l’obiettivo”. Obiettivo, il cui raggiungimento passa da “competenze, esperienze, risorse da mettere a fattore comune, rispetto dei ruoli – ha affermato il professor Mario Barbuto, Presidente Nazionale dell’UICI –, senza improvvisare o rinchiuderci nell’autoreferenzialità e nella diffidenza, ma piuttosto cercando l’interazione con le Istituzioni e con le altre organizzazioni di rappresentanza e tutela di coloro i quali, come noi ciechi e ipovedenti, vivono una situazione di deficit, di svantaggio, nei confronti degli altri. Uno svantaggio da colmare, dando respiro a un’interazione che noi dobbiamo perseguire con orgoglio, con i valori di cui noi, come UICI, siamo portatori, cercando il passo decisivo sulla strada dell’integrazione, dell’inclusione e, quindi, di un futuro ove la fragilità, indotta dalla cecità, possa esprimere la sua forza, le sue specificità; un passo che è rappresentato dall’istruzione, un diritto costituzionalmente garantito e, tuttavia, necessitante d’incessante tutela da parte nostra; un diritto relativamente a cui, purtroppo, registriamo ancora delle difficoltà, che devono indurre a porci una domanda: sulla didattica e sull’inclusione, stiamo percorrendo la strada giusta? Ebbene, didattica e inclusione sono diritti irrinunciabili, rispetto a cui, sovente, agiamo in ordine sparso, limitandoci a tappare falle, senza intervenire a livello strutturale. Un agire, il nostro, dentro al quale dobbiamo evitare di crogiolarci: piuttosto, sull’inclusione e sulla didattica, dobbiamo puntare al massimo, magari chiedendo la convocazione degli Stati Generali della scuola e confrontandoci con essi. Insomma, dobbiamo puntare – ha concluso il presidente Barbuto – a dare di più, tutti insieme, verso l’obiettivo cui aneliamo”. Dare di più, con azioni volte a ottimizzare le possibilità che le varie sfere, istituzionali e territoriali, possono offrire; azioni e possibilità che, recentemente, in Calabria, hanno trovato senso nel lodevole lavoro di rivendicazione della IAPB e dell’UICI regionali, sfociato nella Legge Regionale n.17 del 31/05/2019 , sugli “Interventi per l’assistenza a favore dei ciechi pluriminorati”, e che, fino a oggi, hanno avuto il vero volano “nelle famiglie, le quali giornalmente sopportano il peso di una disabilità”, ha asserito Luciana Loprete, Presidente della Sezione Territoriale UICI di Catanzaro, nonché Coordinatrice Istruzione dell’UICI Calabria, la quale ha parlato di “Inclusione Scolastica: dati e risposte concrete”, nell’esposizione della sua relazione. “Non intendo – ha continuato la Presidente Loprete – essere assolutamente cruda in ciò che ho appena affermato, ma, al cospetto degli esponenti istituzionali oggi presenti – tra cui Maria Limardo, Sindaco di Vibo Valentia, Franca Falduto, Assessore all’Istruzione e alle Politiche Sociali di Vibo Valentia, Sonia Tallarico, Dirigente Generale della Regione Calabria, partecipante in rappresentanza dell’Assessorato all’Istruzione e alle Attività Culturali, e Sabrina Nardo, delegata dell’Ufficio Scolastico Regionale – è giusto comprendere come un intervento che in alcune occasioni può sembrare banale, al contrario, per la famiglia rappresenti un particolare sostegno. Venendo al tema dell’odierno incontro, e nello specifico di come il territorio regionale risponda in termini d’inclusione scolastica, consentitemi di affermare come la situazione per nostra fortuna non sia totalmente negativa. Certo, non risponderebbe al vero se oggi dicessi che viviamo in una regione che integra pienamente i ragazzi disabili, ma il lavoro e la costante presenza della nostra associazione sui territori sono stati forieri di conquiste e, soprattutto, hanno fatto sì che barriere apparentemente insuperabili, con il passare del tempo, si siano sempre più assottigliate, consentendo un positivo standard d’inclusione nel panorama scolastico regionale. È bene ricordare come in Calabria il numero degli alunni affetti da disabilità si attesti intorno alle 7800 unità, dato sempre in crescita, se si considera che nel 2018 erano ben 400 in meno. L’UICI della Calabria, attraverso le sue diramazioni territoriali e l’Unità territoriale di coordinamento, diretto dalla dottoressa qui presente Lavinia Garufi, da anni, ormai, presta la sua professionalità, affinché le problematiche comuni, come l’assenza dei libri di testo, l’assenza di personale specializzato e, talvolta, l’assenza di ausili didattici, vengano risolti; in ogni caso, questo non deve far ritenere superata ogni problematica. Un fattore comune presente in tutte le realtà territoriali è legato alla presenza in aula di docenti di sostegno sprovvisti di specializzazione, come s’è registrato nelle provincie di Catanzaro, Cosenza, Crotone e Vibo Valentia. Comunque, le risposte concrete, rispetto a quanto accadeva qualche anno addietro, sono pervenute: basti pensare che, secondo i dati ufficiali del MIUR, in Calabria vi sono 5829 insegnanti di sostegno. Questo, però, non ci deve rendere fieri, essendo tante, se non troppe, ancora le lacune di un sistema che non è del tutto pronto e preparato a farsi carico di tipologie di alunni così differenti tra di loro. Il motivo, ovviamente, non è solo da addebitare alle istituzioni scolastiche; in particolare, un aspetto da non sottovalutare è legato anche al mancato aggiornamento non solo degli insegnanti di sostegno ma anche di quelli curriculari: ciò lo posso affermare con cognizione di causa, sulla scorta del lavoro svolto dalle nostre sezioni IRIFOR, le quali, ogni anno, si fanno promotrici di corsi di aggiornamento, che, purtroppo, registrano una scarsa adesione per motivi a noi ignoti, considerando che sul territorio siamo l’unico ente di rappresentanza e tutela di tutti i ciechi, gli ipovedenti e i pluriminorati. Numerose sono le azioni che, in concerto tra le parti, potrebbero essere messe in opera; per fare ciò ovviamente serve un costante dialogo con le istituzioni preposte che dovrà essere costruttivo e soprattutto rispondente alle svariate istanze dei numerosi alunni disabili visivi presenti nell’apparato scolastico del territorio. Teniamolo ben presente: ciò che noi attueremo oggi – ha terminato la Presidente Loprete –, si ripercuoterà sul futuro dei nostri figli”. Futuro in cui fondamentale sarà “la coniugazione di senso tra educazione, pedagogia e, quindi didattica”, come affermato dal professor Marco Condidorio, Coordinatore Nazionale della Commissione Istruzione dell’UICI, nella sua relazione “Sviluppi Pedagogici e didattici nei percorsi d’istruzione alla luce della normativa vigente e dei lavori condivisi tra MIUR e UICI”. Particolare “attenzione – ha proseguito Condidorio – dovrà essere riservata all’evoluzione della pedagogia, che ha quale snodo cruciale la partecipazione attiva delle figure genitoriali e il riconoscimento del legislatore, che interpreta e legifera sul ruolo di queste. Non solo: il percorso attivo-passivo d’integrazione, inteso come il processo che riguarda direttamente l’alunno, e inclusione, riferito, invece, alla classe, all’inserimento dell’alunno nella classe, è da intendersi come il DNA, la cui catena rappresenta il progetto di crescita per il discente, ma anche per chiunque viva e operi lungo tutto il percorso d’istruzione e educazione dello stesso. Integrazione e inclusione sono due dei diversi segmenti essenziali della catena, che determinano gli obiettivi e le finalità del percorso d’istruzione e educazione del discente: segmenti il cui approccio metodologico si struttura a partire da fondamenta di tipo sociale, in cui la scuola è per tutti e di tutti, il diritto allo studio è un diritto sociale e ove l’apprendimento concerne la persona. L’apprendimento è, dunque, un diritto soggettivo, con la persona che deve essere posta nelle condizioni di raggiungere quel tipo di traguardo, generalmente prefissato per la comunità. Perché tutto ciò si realizzi quale progetto condiviso, a partire dalla famiglia, e per consentire al discente di raggiungere la massima realizzazione di sé, che esploderà con la maturità, l’integrazione e l’inclusione devono passare anzitutto per la persona, poi dal Progetto Individuale, attraverso ogni attore del percorso di scolarizzazione, comprese le singole competenze, dunque contestualmente a una maggiore centralità della famiglia, a un uso e applicazione corretti dell’ICF – la Classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute, che vede il funzionamento e la disabilità come una complessa interazione tra le condizioni di salute dell’individuo e i fattori ambientali e personali – e sulla base di un profilo di funzionamento che tenga conto, a partire dalla persona, dell’ambiente, dei punti di forza di questi, alla luce di un profilo antropologico, biologico, psicologico e sociale. La certificazione non deve accentuare i limiti ambientali, ma attenuare quelli soggettivi, che pure esistono. La scrittura di un PEI, che sia la costruzione realistica di obiettivi condivisi e realizzabile alla luce degli stessi scopi per cui è stato progettato, dunque scritto, passa per un’edilizia scolastica, che si faccia promotrice delle abilità, delle aspirazioni e necessità di tutti coloro i quali la occupano e vivono; passa, altresì, per l’innovazione, essendo troppo poche le sperimentazioni di scuola d’avanguardia. L’integrazione e l’inclusione navigano nel mare magnum delle sigle, degli acronimi; ma non solo: l’integrazione e l’inclusione passano dalle scuole polo, ben 319 su tutto il territorio nazionale e dai CTS che sono 107; passano dai coordinatori per l’inclusione e dal Piano Nazionale per la Formazione. Centrale, relativamente agli sviluppi pedagogici, è il ruolo della didattica, ove gli attori sono il dirigente scolastico, l’insegnante curriculare, quello sul sostegno didattico, le figure quali l’assistente per la comunicazione e per l’autonomia e l’educatore, laddove previsto. L’integrazione e l’inclusione scolastiche dovrebbero andare oltre le categorie del deficit, sia di quello certificato dal servizio sanitario nazionale riguardo al discente, sia di quello economico dichiarato praticamente sempre dall’ente locale o regionale. Noi tutti abbiamo coscienza di come ciò accade e talvolta, forse inconsapevolmente, di quanto noi per primi siamo i diretti responsabili, ora in veste di genitori, ora di operatori. Questioni, quelle appena esposte, che sono alla base dei lavori presso il Comitato paritetico tecnico MIUR e UICI, la cui attività potrà trarre giovamento dal contributo degli amministratori e degli Enti territoriali, in direzione di una scuola sempre più rispondente a esigenze sempre nuove; una scuola a cui chiediamo tutto, l’impossibile, il massimo, senza sconti. In verità – ha concluso Condidorio –, dovremmo chiedere di meno e fare qualcosa in più, partendo dai nostri figli”, trovando la via più corretta ai processi d’inclusione, che, come spiegato dalla dottoressa Lavinia Garufi, responsabile del Centro di Consulenza Tiflodidattica della Calabria, nella sua relazione “Percorsi di Inclusione: il C.C.T. e le esperienze sui territori”, sono “da verificare continuamente, perché in ogni realtà scolastica può emergere qualche criticità legata alla didattica specifica e al concreto inserimento degli alunni nel loro ambito di riferimento. La ventennale esperienza profusa nelle diverse realtà scolastiche, ci indica che, con i diversi sostegni messi a disposizione, funzionali a portare ogni bambino alla piena libertà, laddove sia stato tangibile l’intervento integrato di famiglie e scuola, e, comunque, seguendo sempre un metodo associato agli ausili per la didattica, si sono raggiunti buoni risultati in termini di apprendimento. Vien da sé che si devono coniugare, metodo, servizi integrati, buona scuola e tanta voglia di farcela da parte dell’alunno, il quale deve poter ricevere continuamente stimoli e supporti adeguati”, al fine di poter godere pienamente del diritto allo studio, rispetto a cui la dottoressa Linda Legname, Coordinatrice Nazionale dei Centri di Consulenza Tiflodidattica, tracciando nella sua relazione un “Focus sull’inclusione scolastica in Italia, a partire dai Centri di Consulenza Tiflodidattica”, ha rappresentato “un quadro tinteggiato da ombre e luci, nonostante il diritto allo studio sia un diritto sancito formalmente, in cui non dovrebbero sussistere impedimenti; piuttosto che considerare la minorazione visiva e sensoriale come un limite alla reale inclusione scolastica, si dovrebbe pensare alla condizione di disabile visivo come una mera deviazione alla normalità, che, però, trova la giusta dimensione, teorica e pratica, con semplici accorgimenti di metodo, di approccio, di didattica specifica, di coordinamento e sinergia, nonché con una dose altissima di sensibilità: tutti elementi, questi, alla cui luce il processo dell’inclusione scolastica non deve palesarsi come un problema, bensì nella sua corretta accezione di processo armonico, in cui gli alunni con disabilità sensoriale visiva possano pienamente godere del diritto allo studio, senza pregiudizi e discriminazioni, superando ogni amenità burocratica, in una logica ove esistono bisogni specifici e non speciali. I centri tiflodidattici pongono in essere, attraverso le consulenze e il materiale, costanti e necessarie declinazioni per la didattica specifica e la reale inclusione, in una visione, come ripetuto più volte quest’oggi, anche dal nostro presidente Barbuto, sinergica”. Sinergia in cui ripone grande fiducia l’Ufficio Scolastico Regionale, rappresentato sabato mattina dalla dottoressa Sabrina Nardo, secondo la quale “ogni bambino è portatore di un linguaggio, che noi riteniamo parte fondamentale di quel grande patrimonio che è il plurilinguismo. Ecco perché, su tematiche quali integrazione e inclusione, noi, come Scuola, ci siamo da sempre e ci saremo domani, pronti a camminare con voi mano nella mano”; una disponibilità a seguire i percorsi virtuosi di cui l’UICI è corifea e garante, fatta propria anche dall’Ente Regionale calabrese, di cui s’è fatta portavoce la dottoressa Sonia Tallarico, che, nel riaffermare “l’inclusione scolastica quale priorità della politica regionale”, ha fatto riferimento ai provvedimenti già varati “riguardo al diritto allo studio, volti a regolamentare la materia, nell’intento di rendere più agevole il processo di scolarizzazione a tutti gli alunni ciechi e ipovedenti. Il percorso, per loro, è stato lungo, però oggi sappiamo che l’obiettivo della piena realizzazione per i ragazzi non vedenti è a portata di mano, in una realtà calabrese che, a ogni livello, politico, civile e scolastico, vuole accogliere tutte le specificità”, andando oltre le difficoltà che ancora permangono e di cui s’è parlato durante il dibattito conclusivo, arricchito dagli interventi di Franca Falduto, Assessore all’Istruzione e alle Politiche Sociali del Comune di Vibo Valentia, della giovane alunna Arianna e di Antonio, un rappresentante dei genitori. Dibattito da cui è emerso, una volta di più, che “il processo d’integrazione e inclusione – come ha chiosato la moderatrice del meeting, dottoressa Annamaria Palummo – è un processo in evoluzione; un processo che deve portare a un cambiamento, certamente da parte nostra, come associazione che tutela i diritti e l’avvenire dei non vedenti e degli ipovedenti, ma anche da parte delle istituzioni che qui l’hanno dichiarato, certificandoci vicinanza e volontà di collaborazione, come auspicato dal nostro presidente Nazionale Barbuto, il quale oggi ha reso onore a questa iniziativa con la sua autorevolissima presenza. In conclusione, spero che, con coerenza e con passione, con verità e con forza, questo convegno, da una parte, vi abbia aiutato ad ampliare il vostro sguardo su questo difficile tema e, dall’altra, sia assurto a manifesto della nostra disponibilità a disegnare, insieme con tutti voi, un altro futuro”; un futuro di nuove speranze e rinnovate certezze per tutti i ciechi e gli ipovedenti; un futuro bello come lo stupendo affresco che la natura ha, nella mattinata di sabato, schiuso a quanti hanno affollato la Sala dell’Istituto vibonese, affacciato sulle sfumature turchesi del Golfo di Sant’Eufemia, ove Nettuno severamente s’incunea, quasi a ghermire con i suoi flutti la sfolgorante catena costiera volgentesi, in una cavalcata a volte convessa e altre concava, verso il merlato lembo centrosettentrionale dei lidi di Calabria, percorso dal carro di Apollo, in un susseguirsi di vallate ed erte, fin sull’apogeo, ruvidamente gentile, di Monte Cocuzzo, ove, forse, sta a indugiare, per rimirare, il Creatore di cotanto splendore; uno splendore ombrato per i nostri fratelli ciechi e ipovedenti, i quali devono, comunque, avere la possibilità di cogliere la medesima magia in ogni palpito che l’esistenza può regalare in altre fogge, abbeverandosi, innanzitutto, all’inesauribile fonte della conoscenza. Quella conoscenza che solo un ambiente umano e istituzionale eticamente salubre e strutturalmente sano può garantire, lasciandosi spingere dalla brezza della sensibilità, quella capace di trovare il visibile in ciò che appare invisibile, di fugare ogni velatura, di abbracciare del mondo la luce duratura.
PfG

IL TAVOLO DEI RELATORI

IL TAVOLO DEI RELATORI

Il pubblico in sala

Il pubblico in sala

Il-Presidente-Nazionale-dellUICI-dottor-Mario-Barbuto-durante-il-suo-saluto

Il-Presidente-Nazionale-dellUICI-dottor-Mario-Barbuto-durante-il-suo-saluto

Posted in News | Leave a comment