“Orientamento e Mobilità: alla ricerca della completa autonomia”

COMUNICATO

 

 

Il Consiglio Regionale dell’UICI della Calabria ha organizzato un seminario dal titolo “Orientamento e Mobilità: alla ricerca della completa autonomia”, che si inserisce in un più ampio progetto, finanziato dalla Sede Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti .

Il progetto, attuato nelle cinque province calabresi, con operatori dotati di comprovate competenze nel campo dell’ Orientamento e Mobilità, Autonomia personale, si pone come obiettivo l’autonomia personale, sociale, scolastica e lavorativa del disabile visivo, attraverso attività dirette, mirate e personalizzate: molti dei piaceri del mondo moderno sono accessibili con la vista. Questi piaceri procurano un senso di benessere, di collegamento a una comunità storica e creativa. Una delle sfide principali per l’Associazione e per gli esperti è di arricchire la vita delle persone con disabilità visiva.

Al convegno, che si svolgerà venerdì 27 ottobre, alle ore 15.00, presso la Sala Turchese della “Cittadella Regionale” in località Germaneto a Catanzaro, relazioneranno apprezzati esperti e saranno presenti oltre le autorità istituzionali, la nostra base associativa, e dirigenti dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), dell’IRIFOR (Istituto Ricerca Formazione e Riabilitazione), dell’IAPB (Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità), nonché Enti e Associazioni del territorio regionale.

IL PRESIDENTE REGIONALE UICI

(Pietro Testa)

 

                                                                                                                                                                                                        

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Incontro del presidente del Consiglio Gentiloni con il Servizio Civile Universale

Lo scorso 25 settembre, Paolo Gentiloni ha incontrato volontari e autorità presso la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Per l’UICI ha partecipato, in vece del Presidente Nazionale Mario Barbuto, il Consigliere Nazionale Annamaria Palummo

Entusiasmo, passione, riflessioni al meeting tra il Servizio Civile Universale e il Presidente del Consiglio

Da Roma

“L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, la cui attività risulta primariamente volta all’integrazione sociale dei suoi associati e di quanti vivono la condizione di svantaggio legata alla disabilità visiva, è da sempre particolarmente vicina alla realtà del Servizio Civile, che, con l’istituzione del Servizio Civile Universale, va ancor di più a palesare i suoi presupposti ideali e la sua tensione morale, aventi come prospettiva il superamento di ogni ostacolo verso la piena espressione della personalità dell’essere umano; valori, questi che ci accomunano nell’impegno quotidiano di contribuire a rendere migliore il mondo in cui viviamo”: così, Annamaria Palummo, Consigliere Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, spiega la sua partecipazione, in rappresentanza del Presidente Nazionale Mario Barbuto, all’incontro tra il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il mondo del Servizio Civile Universale, tenutosi nel pomeriggio dello scorso 25 settembre, presso la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Un meeting che, presentato con sagace brio da Geppi Cucciari, ha registrato gli interventi di numerosi esponenti del mondo del volontariato e della politica, quali, oltre al Presidente del Consiglio, che ha concluso la manifestazione, il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliani Poletti e il sottosegretario Luigi Bobba; in ogni caso, i protagonisti assoluti dell’iniziativa sono stati i giovani volontari, presenti in gran numero in platea e in galleria e calorosamente salutati al termine da Gentiloni, che non ha certo lesinato sorrisi e strette di mano, quasi a voler sottolineare come siano loro, i volontari, la linfa, la forza trainante e passionale di una dimensione ormai indispensabile contestualmente al consolidamento sociale di un modus vivendi et operandi imperniato sulla bellezza di vivere la quotidianità per e nella collettività, sia aiutando coloro i quali, per le più svariate ragioni, si ritrovano spesso ai margini della vita associata, sia adoperandosi concretamente nella salvaguardia e nella cura di quegli spazi e quei settori, come quelli relativi alla cultura, all’arte e all’ambiente, da cui dipende il benessere e l’avvenire della condizione umana. In questo senso, “i volontari, compresi i nostri – evidenzia la dottoressa Palummo -, costituiscono un esercito d’amore, di disponibilità, di solidarietà, anche di creatività, che difende la cosa più preziosa di cui siamo depositari, ovvero la nostra naturale propensione all’interazione sociale, che ci fa sentire veri, vivi e senza la quale la nostra vita avrebbe poco senso. Essi, dunque, ci salvano tutti, ci salvano sempre: sono un patrimonio umano di collegamento alla società civile e tra la società civile, nei suoi rivoli di bisogno, di crisi, d’inquietudine, ma anche di valore, di entusiasmo, d’intelligenza, di specificità, da processare attraverso un’azione rivolta all’eguaglianza e alla partecipazione nell’agone sociale. Porre azioni nella sfera dell’integrazione significa offrire la possibilità, attraverso conoscenze e competenze, di valicare i limiti creati da una società consumistica e superficiale, fagocitante le reali esigenze e i più autentici sentimenti della nostra umanità, che ha bisogno d’incontro, di condivisione d’idee e prospettive. È questo il punto nodale: se il veicolo dei valori che ci accomunano, che ci devono accomunare, sono le persone che s’incontrano, attraverso meccanismi di reciprocità, allora possiamo sperare che la secolarizzazione di tali valori non riuscirà ad annullare la speranza dei più svantaggiati, e quindi anche dei non vedenti, di vivere la dimensione della cittadinanza attiva, attraverso cui, in una sorta di circolo virtuoso, offrire, a loro volta, servizio e attenzione al mondo che ci circonda”. Servizio e attenzione: questi gli elementi connotanti i contributi verbali che hanno arricchito di pregevoli contenuti il pomeriggio trascorso presso l’Auditorium di Viale De Coubertin. Nella fattispecie, il Servizio e l’attenzione alle esigenze, alla quotidianità delle persone del nostro tempo, quale argine alla deriva populistica che minaccia l’Europa, ha costituito il cuore della riflessione che il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha proposto agli astanti: una ponderazione, quella di Gentiloni, che rappresenta la linea direttrice attraverso la quale, negli anni a venire, le istituzioni e i consessi socio-politici del vecchio continente dovranno orientare analisi, impegno e azione costanti. Un’analisi, un impegno e un’azione in cui si sostanzia una nuova strategia di difesa della nostra esistenza, dei nostri pensieri, dei nostri valori, oltre che, come evidenziato sia dal Presidente del Consiglio, sia dal Ministro Poletti, della Patria; quella strategia che nulla ha a che fare con armi, muri, difesa dei confini, opzioni di tattica militare, conflitti, ma che trae ispirazione dalla disponibilità elargita, donata liberamente al prossimo, a chi abbiamo accanto, a chi cerca l’aiuto di una persona amica per sentirsi meno solo, più libero nella propria personalità, nel proprio essere parte attiva della comunità universale, assaporando quella Libertà che solo l’amore, nella sua più ampia e, certamente, aulica accezione, riesce a dare e che tutto più bello riesce a rendere. Insomma, ecco la strada: il Servizio Civile, espressione Universale di scelta libera a favore dei nostri simili, dovrà essere un’avanguardia attiva, vigile sulle criticità individuali, destinate alla lunga a diventare croniche emergenze sociali, ove populismi ed estremismi trovano da sempre terreno fertile nel raccogliere consensi afferentemente a soluzioni idiosincratiche con la nostra natura di esseri umani, uguali, nei nostri diritti e doveri, e liberi, nell’espressione di ciò che pensiamo, di ciò che vogliamo, di ciò che amiamo. Il Servizio Civile Universale, in questo contesto, dovrà e saprà avere la capacità di aggredire le criticità di cui si diceva sopra, mostrando concreta vicinanza alle necessità individuali delle nostre sorelle e dei nostri fratelli, aiutandoli a liberarsi dalle difficoltà che la vita pone innanzi, e contribuendo, in tal modo, a liberare la società nel suo complesso dalla paura dell’esistente e, quindi, dalla pericolosa tentazione di chiudere le porte al mondo e di dare credito a pulsioni leaderistiche di stampo superomistico, xenofobo e autoritario. Un atto di libertà che difende e difenderà la Libertà di tutti noi: questo è il Servizio Civile, questo sarà il Servizio Civile Universale, questo dovrà essere il futuro delle nuove generazioni, dell’alba di domani, in un’ottica per nulla utopistica, bensì olezzante Pace, Cultura e Progresso.

Pierfrancesco Greco

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L’accessibilita’ che include, anche in Aspromonte

Dal Corriere della Sera del 14-09-2017

La roccia biancastra e i terrazzamenti guardano verso i due Mari. Qui lo

Jonio e il Tirreno mischiano le loro acque e le leggende millenarie degli

uomini che le hanno solcate. E’ un paesaggio sterminato che sa di

infinito, ma che la natura delimita con la vicina Sicilia. Lo Stretto

visto dall’Aspromonte non è altro che una vasca in cui si nascondono

intrecci di genti diverse che hanno reso a questa terra, la Calabria, una

bellezza che stride con i problemi atavici che ne bloccano lo sviluppo. Ma

qui, tra le vette aspre e invalicabili della montagna reggina, si cela

anche un cuore fatto di inclusione e di innovazione, che tesse reti

sociali e istituzionali per favorire la crescita ancora inespressa di un

territorio complesso.

Sono dell’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte le ultime iniziative che

puntano a creare percorsi accessibili in montagna. Una di queste, “Sguardi

nuovi per vecchi sentieri”, prende il via dal racconto di Edward Lear,

autore de “Diario di un viaggio a piedi”, che nell’800 percorse la

provincia di Reggio Calabria alla scoperta dei borghi che ancora oggi

sovrastano le salite impervie della punta calabrese, custodi inconsapevoli

di storia, cultura e tradizioni.

Qui l’italiano, l’inglese, l’arabo e il grecanico (antica lingua residua

derivata dal greco e utilizzata ancora oggi nei comuni della così detta

“area grecanica della provincia di Reggio Calabria, ndr) da oggi e per la

prima volta si mescolano al Braille su alcuni pannelli che riportano i

passi salienti dell’opera di Lear, completi delle illustrazioni presenti

nel libro, e realizzate dall’autore stesso, concepite per essere “viste”

attraverso la sensibilità tattile. I pannelli realizzati fanno parte di un

progetto realizzato su iniziativa del Liceo Scientifico Statale “Leonardo

Da Vinci” con il Dipartimento dArTe dell’Università “Mediterranea” di

Reggio Calabria, finanziato dal MIUR nell’ambito del Concorso nazionale

“Progetti didattici nei musei, nei siti di interesse archeologico, storico

e culturale o nelle istituzioni culturali e scientifiche”. Alla

realizzazione ha contribuito anche la locale sezione dell’Uici.

«Si tratta di un’infrastruttura culturale – ha spiegato il presidente dell’Ente

Giuseppe Bombino – che oggi rappresenta un cantiere in cui sperimentare la

totale accessibilità per le diverse disabilità».

Ad esempio proprio in questi mesi si stanno sperimentando piccoli

interventi per rendere la struttura raggiungibile da chiunque:

camminamenti a terra per ciechi o congegni di avvicinamento.

«Sarà il primo presidio di inclusione dell’Aspromonte che si sviluppa

intorno ad un motivo culturale: il libro di Lear».

L’esperimento proseguirà poi con una pubblicazione in nero braille e verrà

esteso a tutti gli autori indigeni che hanno rappresentato la Calabria e l’Aspromonte

nel mondo, da Seminara a Corrado Alvaro. E nel tempo l’obiettivo è quello

di riuscire a coinvolgere anche alcune zone delicate perché storicamente

ad alta densità mafiosa e criminale come San Luca.

«Provare a cambiare un territorio impenetrabile e resistente allo Stato –

sintetizza Bombino – grazie ad un approccio inclusivo per tutte le persone

ci sembra un fatto importante. Così puntiamo a scardinare il paradigma

dell’Aspromonte, immaginato come luogo inaccessibile e resistente. In

questo senso per noi l’accessibilità è un valore aggiunto».

E non solo. Perché l’accessibilità in alcune circostanze e nei progetti

dell’Ente Parco diventa anche opportunità. Per i giovani, ad esempio. Già

da diverso tempo l’attenzione dell’Ente era volta a incentivare la

mobilità sostenibile. L’idea poi è stata quella di assegnare ad una scuola

il compito di produrre i mezzi pensando anche alle persone con disabilità.

Sono stati i ragazzi dell’Istituto Industriale Panella-Vallauri, all’interno

del laboratorio di meccanica della scuola, a progettare e realizzare i

prototipi di tre biciclette diverse: a pedalata assistita, su tre ruote

per essere montata anche da chi non può contare sull’uso delle gambe, un’altra

per il soccorso in montagna.

«L’obiettivo era garantire, nell’ultima provincia d’Italia, una filiera non del prodotto ma del territorio mettendo in risalto le nostre migliori

intelligenze. Esiste – spiega ancora il presidente – l’innovazione di

prodotto e l’innovazione di processo. Abbiamo deciso di puntare sulla

seconda, ovvero sulla capacità di ricostruire la filiera che assume anche

una valenza maggiore. La vera innovazione per noi è l’idea che il

territorio si possa riconoscere in un progetto e crescere con esso in

maniera armonica».

L’accessibilità in Aspromonte è una delle vette più difficili da

conquistare. Ma l’idea che qui possa diventare motore di sviluppo è già in

qualche misura rivoluzionaria.

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