Relazione sul tema “Il braille e l’ipovisione:  sublimazione di conoscenza e interazioni di percezioni”

XIV GIORNATA NAZIONALE DEL BRAILLE –

Sede Territoriale UICI di Catanzaro

Simposio “Il Braille tra le mani … le mani che esplorano, ricordano, raccontano e trasmettono le emozioni che l’occhio non vede”

Relazione sul tema “Il braille e l’ipovisione: sublimazione di conoscenza e interazioni di percezioni”

A cura della

Dottoressa ANNAMARIA PALUMMO

Consigliere Nazionale UICI

Buonasera a tutti!

L’emergenza pandemica che stiamo vivendo ha, momentaneamente, modificato le nostre abitudini e anche il nostro modo di relazionarci. In altri tempi questo simposio sarebbe stato condito dai nostri abbracci, dalla reciproca prossimità, dal calore che solo essa può dare. Per ora dobbiamo accontentarci di ascoltarci e sentirci vicini attraverso questo mezzo virtuale, attraverso il solo senso dell’udito, ovvero una delle finestre in cui si sostanzia la nostra relazione col mondo, attraverso cui soffia la brezza della conoscenza. Oggi io parlerò di altri sensi, di altre finestre sul mondo, sulla realtà, sulla conoscenza, nella sua più ampia accezione, sperando di adoperare al meglio lo spazio che gli amici di Catanzaro hanno affidato alle mie riflessioni; spazio che mi offre l’opportunità di focalizzare l’attenzione su alcuni punti di una tematica che mi appassiona da sempre … Già, i punti: il punto di partenza di questo breve contributo sono proprio (chiedo venia per il gioco di parole) i punti, o meglio i puntini, quelli che il genio di Louis Braille ci ha regalato; sono i puntini del suo sistema di letto-scrittura le pietre miliari che, dagli anni ’20 del diciannovesimo secolo, hanno guidato e tuttora guidano i non vedenti sulla strada della conoscenza, la medesima in cui germoglia l’autonomia, da cui, a sua volta trovano respiro l’integrazione, l’opportunità di personale realizzazione, insomma, la possibilità di inseguire e realizzare i propri sogni e, in definitiva, la piena libertà. Il braille è, dunque, la bussola che apre l’orizzonte della libertà all’esistenza dei non vedenti. E non solo a loro … Ecco, siamo arrivati al fulcro della tematica che voglio brevemente affrontare insieme a voi: la funzione, l’importanza del braille, di tale coreografia vitale, afferentemente alla dimensione dell’ipovisione, quella che da tanti lustri accompagna la mia quotidianità, il mio lavoro, le mie passioni. Diciamolo subito: l’ipovisione è una condizione particolare, sia rispetto all’universo della cecità, sia riguardo al firmamento della normodotazione; in altre parole, l’ipovedente se nel primo caso, quello concernente la cecità, è, soprattutto, il cieco che vede, dall’altra prospettiva, quella della normale capacità visiva, egli è preminentemente il vedente che non vede. Insomma, in un ogni caso, gli ipovedenti vivono una sorta di limbo esistenziale dovuto a tali ossimoriche connotazioni in cui, va sottolineato, si annidano potenziali e, sovente, poco considerati ostacoli nel percorso, già di per sé arduo, dell’autonomia e dell’integrazione predette. Ma di questo oggi non voglio e non devo parlare: oggi voglio parlare di opportunità inerenti alla categoria dell’ipovisione. Opportunità come quelle che schiude il sistema braille; opportunità che aprono prospettive sorprendenti, anche per gli ipovedenti; prospettive che trovano genesi nell’interazione fenomenica di due mondi sensoriali diversi, seppur complementari: il tatto e la vista. Come evidenzia Enzo Tioli in uno dei suoi tanti illuminanti scritti, pur esistendo leggi comuni riguardo alla percezione, il mondo sensoriale del tatto risulta autonomo relativamente a quello della vista e degli altri sensi. Questo significa che se da un versante il mondo percepito con il tatto è lo stesso, con lo stesso ordine, del mondo percepito da chi vede, dall’altro lato ogni organo di senso percepisce qualità specifiche. In altre parole, laddove nel non vedente la percezione aptica è, per così dire, allo stato puro, in coloro che vedono, essa “collabora” sempre con la vista. Da tale “collaborazione”, praticamente inconsapevole in chi vede, hanno avuto origine, evidenzia Tioli, “gli errori di coloro che credono di trovare corrispondenze fra fenomeni appartenenti ai due mondi sensoriali”. Ebbene, nell’ipovedente tale collaborazione è, a differenza che nel non vedente, una realtà quotidiana e, differentemente rispetto al vedente, decisamente consapevole, per ragioni legate, ovviamente, al deficit visivo presente, il quale alza quella sorta di soglia di attenzione che una normale capacità visiva tende, invece, ad abbassare. Una collaborazione completa, potremmo dire, quella riguardante l’ipovedente, in grado, se non proprio di definire una precisa corrispondenza fenomenica tra sensi, quanto meno di rendere, in certi casi, non solo congruenti presupposti ed “esiti” sensoriali differenti, ma anche più definita, più precisa, più esaustiva la capacità conoscitiva soggettiva. Ecco, uno di questi casi è il braille: tale collaborazione sensoriale trova, infatti, la sua apoteosi allorché l’ipovedente va a confrontarsi con i puntini; un’apoteosi che si sprigiona nell’interazione individuale delle percezioni poco fa tratteggiate, in cui trova linfa una vera, profonda appagante sublimazione di conoscenza. Conoscenza multiforme dal punto di vista tecnico, dovuta alla capacità di affrontare l’appropinquamento alla sfera dei puntini in forma diversa rispetto al non vedente, consolidando l’apprendimento e ottimizzando la capacità di lettura oltre che con una percezione tattile più sviluppata, tipica del disabile della vista, anche attraverso il residuo visivo, che risulta sottoposto a un minore sforzo in rapporto alla lettura effettuata soltanto per mezzo di esso, oppure compensando, grazie al residuo medesimo, l’eventuale difficoltà di rapportarsi esclusivamente tattilmente con i puntini (esercizio decisamente complicato dopo una certa età, come evidenziato da tanti esperti del settore tiflologico, come Vincenzo Bizzi, che ritroveremo più avanti); e, poi, sopratutto nell’ambito scolastico e accademico, conoscenza dei contenuti, delle idee, delle scienze, della cultura, del sapere, insomma, adoperando le opzioni sensoriali congiuntamente, oppure prediligendo, di volta in volta, una rispetto a un’altra, a seconda del contesto con cui ci si deve rapportare o della materia che si deve trattare. Conoscenza resa più agevole e immediata dalla collaborazione sensoriale, quella che ogni qualvolta poggio i polpastrelli su un foglio vergato dai puntini in rilievo, riempie il mio cuore e i miei pensieri di emozione, di voglia, di gioia: emozione di conoscere, voglia di crescere, gioia di avere sempre nuove opportunità. Quella conoscenza, quella crescita, quelle opportunità che rendono tutti noi, ciechi e ipovedenti, parte del mondo, parte della Storia, parte del nostro destino, quello che è nelle nostre mani, nei nostri polpastrelli, in quei puntini che gli ipovedenti sono capaci di vedere, oltre che di toccare, trovandosi nelle condizioni di veicolare nel vissuto delle sorelle e dei fratelli, a cui i contorni visivi del reale sono sensorialmente preclusi, il racconto delle esperienze disegnate dalla luce, ricevendo in cambio il sospiro interiore che permette a chi non vede di disegnare una prospettiva di realtà originale, forse più vera, sicuramente più bella. Ecco spiegato il plurale: “interazioni” e non “interazione” di percezioni. Già, perché le percezioni in cui, non solo attraverso il braille, si sublimano la conoscenza, anzi, le conoscenze, sono quelle che si fondono nell’incontro delle individualità, delle esperienze e delle evoluzioni che connotano la vita e la formazione di ogni singolo individuo, trovando sintesi in tale incontro, cogliendo la luce nella capacità di volare, insieme, ognuno sorretto dalle proprie specificità, abilità e attitudini, oltre la coltre delle ombre, quelle in cui la solitudine può precipitare ogni essere umano e che è doveroso fugare. Un dovere che deve essere anche un fattore a cui educare, fin dall’infanzia. Un ambito questo, ove utilissime sono le considerazioni del già citato Vincenzo Bizzi, il quale ha dedicato tante pagine alla relazione tra la condizione dell’ipovisione e il sistema braille, ponendo l’accento sull’opportunità e sulle modalità di introdurre il bambino ipovedente allo studio e all’uso del braille, in particolare laddove il quadro oculistico risulti severo e variamente caratterizzato da ridottissima acutezza visiva, alterazioni campimetriche, disturbi della sensibilità cromatica e luminosa, disturbi della motilità, evoluzione della patologia difficilmente controllabile. In questi casi, evidenzia Bizzi, pur “senza scomodare importanti teorie sulla valenza compensativa offerta dalla sinergia intersensoriale, penso che un po’ di buon senso potrebbe già orientare le scelte di strumentalità verso una completa valorizzazione nel bambino di ogni sua risorsa senso-percettiva disponibile: tattile, visiva, uditiva, motoria… Cerchiamo di andare oltre il primo impulso di aiutarlo per forza a vedere. Rendiamoci conto che questo anelito comprensibilissimo, rischia però di andare ad insistere proprio sull’ambito sensoriale più vulnerato, mentre ben altre sorprendenti risorse potrebbero sostenere il suo gioco, la sua corsa, il suo studio… Incoraggiamo il bambino a essere protagonista di se stesso e a saper scegliere, di volta in volta, le modalità sensoriali più convenienti per conoscere con piacere. Anche a scuola avrebbe bisogno di una metodologia aperta. Potrebbe con vantaggio utilizzare la scrittura e la lettura Braille, soprattutto in quelle materie che richiedono un’analisi attenta del testo: matematica, grammatica, lingue straniere, ma poi ancora filosofia, latino… Potrebbe valorizzare il piccolo residuo visivo per apporre con la penna le risposte ai questionari o per il piacere di saper scrivere qualcosa come i compagni. Ma anche per il piacere di osservare, disegnare, giocare, o per leggere qualche breve brano o un articolo di argomento coinvolgente, o per sfogliare un fumetto o una rivista, magari con l’aiuto di un videoingranditore o di una lente. Altre materie infine si apprendono discretamente potenziando pian piano nel bambino la capacità di ascolto, anche di testi registrati”. Del resto, conclude Bizzi, incoraggiare “i bambini ad usare anche le mani per conoscere e per fare è un indirizzo pedagogico indiscusso e affermato, da Platone a Piaget. Nel bambino con disabilità visiva ha addirittura una valenza compensativa e promuove un potenziamento integrato e concreto della sua conoscenza più significativa e vivace, con risultati sorprendenti. Permettere, anzi incoraggiare in famiglia l’azione esplorativa aptica ad un bambino ipovedente grave, promuoverà in lui un effetto liberatorio perché gli farà intuire di essere amato e rispettato proprio così come è, e non come avremmo voluto che fosse”.

Vado a concludere … Sarebbero ancora tante le parole da pronunciare, le riflessioni da proporre, le emozioni da condividere in merito al tema che ho cercato di sviluppare in questo spazio temporale, ma preferisco fermarmi qui, lasciando al vostro cuore e ai vostri pensieri l’elaborazione di ulteriori considerazioni, da condividere magari in altre occasioni, quando sarà possibile abbracciarci, quando potremo riaffacciarci, sfiorarci attraverso le altre finestre sensoriali, che la pandemia ha solo socchiuso e da cui una nuova brezza inizia a fare capolino.

AmP

19 febbraio 2021

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Bando Servizio Civile Universale

Servizio Civile Universale – “Nuove generazioni per l’informazione il sostegno e l’inclusione sociale”
Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – CONSIGLIO REGIONALE CALABRIA

BANDO SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE 2020

SCADENZA DOMANDE PROROGATA AL 15 FEBBRAIO 2021 h 14.00

Nell’ambito dell’ultimo bando per il Servizio Civile Universale l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti –

IL CONSIGLIO REGIONALE UICI DELLA CALABRIA – Reggio Calabria Via Sbarre Inferiori – nell’ambito del progetto n. 02 “Botteghe sociali

per il sostegno e la riduzione delle diseguaglianze” – accoglie n. 3 volontari

Requisiti necessari per la partecipazione:

Età compresa tra i 18 e i 29 anni non compiuti;
non aver ricevuto condanne;
non appartenere alle forze di polizia o ai corpi armati;
non aver già prestato il servizio civile nazionale/universale o averlo interrotto.

Per presentare la domanda occorreranno:

lo Spid, per i cittadini italiani residenti in Italia o all’estero (qui le istruzioni per richiederlo: https://www.spid.gov.it/richiedi-spid). IMPORTANTE! Va attivato lo Spid con livello di sicurezza 2;
le credenziali da richiedere al Dipartimento, per i cittadini di Paesi appartenenti all’Unione europea o stranieri regolarmente soggiornanti in Italia (qui la procedura);
un curriculum vitae redatto sotto forma di autocertificazione (che riporta dunque la dicitura: “Il sottoscritto … ai sensi e per gli effetti delle disposizioni contenute negli articoli 46 e 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 e consapevole delle conseguenze derivanti da dichiarazioni mendaci ai sensi dell’articolo 76 del predetto D.P.R. n° 445/2000, sotto la propria responsabilità, dichiara …”) con allegato il documento di identità.
La domanda di partecipazione scadrà lunedì 15 febbraio alle ore 14.00; è possibile presentarla esclusivamente online attraverso la piattaforma Domande on Line (DOL), disponibile al link https://domandaonline.serviziocivile.it

Nel motore di ricerca “Scegli il tuo progetto in Italia” vanno indicati il progetto scelto e il codice della sede del Consiglio Regionale UICI

della Calabria: 171280.

Si raccomanda un’attenta lettura del bando e della scheda sintetica del progetto per il quale ci si vuole candidare!

Per accedere al bando: https://www.serviziocivile.gov.it/media/757821/bando-ordinario_2020.pdf
Per accedere alle schede sintetiche dei progetti:
https://www.uiciechi.it/serviziocivile/progetto2.asp
I volontari selezionati stipuleranno un contratto con il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile, che provvederà a erogare un compenso mensile.

Vi aspettiamo per condividere con voi un’esperienza che vi permetterà di avvicinarvi alla realtà delle persone cieche e ipovedenti, di rendervi utili, arricchirvi umanamente e acquisire nuove competenze!

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Annamaria Palummo rieletta al consiglio nazionale

Il XXVI Congresso Nazionale della storica Associazione, svoltosi a distanza, ha riconfermato Mario Barbuto nella carica di Presidente Nazionale e dato forma al nuovo consesso, nel cui ambito l’ex presidente della Sezione calabrese potrà proseguire il percorso iniziato cinque anni addietro.
Annamaria Palummo rieletta al Consiglio Nazionale UICI: “Inizia un quinquennio da vivere con determinazione, abnegazione, entusiasmo”
Da Cosenza
Un risultato di rimarchevole rilevanza, valicante l’ambito associativo in cui esso è maturato: la dottoressa Annamaria Palummo è stata eletta nuovamente al Consiglio Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. Un successo personale che è anche e soprattutto un successo per la Calabria, costruito con passione e impegno dall’ex Presidente della Sezione Regionale, la quale potrà così proseguire il proprio percorso, iniziato un lustro addietro; percorso i cui orizzonti si allungheranno nel quinquennio che si sta aprendo, degnamente inaugurato dal XXIV Congresso, quello del Centenario. Sarà un quinquennio intenso, alla luce delle tante e difficili sfide che l’UICI, guidata dal riconfermato Presidente Nazionale Mario Barbuto, si troverà ad affrontare, come sempre, del resto: certamente, la dottoressa Palummo saprà dare il proprio contributo di competenza ed esperienza in seno al prestigioso consesso, assieme a cui cammina da tanti anni. Anni di sacrifici e risultati, di dialettica e intese, di lotte e vittorie: anni che si arricchiranno di nuovi obiettivi, di nuove idee, di nuove emozioni. “A conclusione dei lavori afferenti al XXIV Congresso dell’UICI, il Congresso che ha celebrato il nostro primo Centenario, voglio ringraziare – ha affermato la Palummo – coloro i quali hanno ritenuto che la mia presenza in Consiglio Nazionale fosse utile alla nostra causa, al nostro sogno. Intendo palesare espressioni di gratitudine sincera, che rivolgo alla delegazione calabrese e agli amici sparsi in tutta Italia, che mi conoscono, con cui ho già lavorato e a cui sono accomunata da una convinzione: insieme è possibile iniziare un percorso nuovo, peraltro già tratteggiato nel Congresso, partendo da una prospettiva orientata all’accessibilità, all’utilizzo delle nuove tecnologie, al multimediale, che spalanca la nostra esistenza su un mondo virtuale sempre più reale. Un mondo tanto imperante e tanto necessario, soprattutto in questa fase emergenziale legata al Covid; un mondo che ci offre la possibilità di abbattere ogni tipo di barriera comunicativa e che, attraverso software accessibili, consente a ipovedenti e non vedenti di entrare a pieno titolo, e con pieno diritto, nei sistemi culturali, professionali, lavorativi, mediatici e, come nel nostro caso, anche associativi: consideriamo, al riguardo, questo Congresso, che, svoltosi, per l’appunto, a distanza, ha offerto alla platea sociale la dimostrazione della nostra efficienza, della nostra competenza, della nostra capacità di stare al passo con i tempi, anzi, nello specifico, anche in anticipo sui tempi, almeno per quanto riguarda il nostro Paese. Poi voglio evidenziare un altro aspetto: durante il Congresso abbiamo confutato quella diceria inerente a un presunto settarismo corporativo con cui spesso veniamo etichettati, di più, dipinti, come se fossimo un’associazione che tutela solo i diritti dei ciechi e degli ipovedenti: una narrazione, questa, totalmente falsa, essendo noi, come UICI, con le nostre buone prassi, impegnati a costruire la nostra presenza, il nostro impegno, la nostra competenza in ogni settore della società, camminando verso un sistema inclusivo, aperto a tutti i disabili e anelante a un’elevazione complessiva, non solo morale, del contesto immanente. Una meta, questa, che passa dal dialogo con le istituzioni, dai nostri tavoli tecnici al Miur e alla Salute, dall’attenzione verso le Attività Produttive e, soprattutto, dalla consapevolezza, delle succitate istituzioni, rispetto alla nostra vocazione a creare azioni rispondenti alle esigenze e ai bisogni delle persone che da sole non potrebbero fare un certo tipo di percorso nella conquista e della difesa dei propri diritti. Sì, questo Congresso ha costituito un passaggio importante nell’ambito del nostro riconoscimento e della nostra legittimazione esterna: una legittimazione che ci rende felici, che ci carica di responsabilità, che ci farà vivere – ha concluso la Consigliera Nazionale – il quinquennio che va a principiare con determinazione, con abnegazione, con entusiasmo, al servizio esclusivo della nostra amata UICI!”.
Insomma, Congratulazioni! E buon lavoro!

Pierfrancesco Greco

La dottoressa Annamaria Palummo

La dottoressa Annamaria Palummo

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