Città che si risvegliano

Quanto tempo bisogna aspettare per cominciare a vivere in una città accessibile?

Basta guardarsi intorno per rendersi conto che nel nostro territorio la cultura dell’accessibilità non è ancora patrimonio di coloro che attuano i processi di trasformazione del territorio. Giorno per giorno si assiste in modo passivo al non rispetto delle norme in materia di barriere architettoniche, determinando un peggioramento delle condizioni d’accessibilità, mobilità, vivibilità e di confort urbano.

Le implicazioni sono visibili e quindi ancor di più avviene il deterioramento delle condizioni di fruibilità e di vivibilità dell’ambiente. E’ dunque sempre più intollerabile restare prigionieri delle scelte fra l’utopia della città ideale, tanto desiderabile, quanto irraggiungibile, e l’arrendersi di fatto alla condizione disumana del presente.

Bisogna, quindi, invocare la via del cambiamento concreto, che senza abbandonare l’utopia, diventa riferimento per una trasformazione concreta e reale. Da ciò nasce questo ulteriore invito alle persone che coordinano le Istituzioni pubbliche del nostro Territorio con la preghiera di  prestare attenzione per colmare questa mancanza, cercando di creare le condizioni di un cambiamento per la fruibilità urbana e ambientale delle nostre città.

L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, associazione di cui sono Direttore Nazionale, con l’appoggio del Presidente della sede provinciale UICI di Cosenza, da più tempo chiede sensibilità e di far nascere la cultura  del cambiamento, in modo da superare l’indifferenza atavica al problema da parte  degli Amministratori, tecnici e progettisti.

La richiesta nasce dopo aver constatato l’immobilismo verso il cambiamento tanto sperato ed osannato dalle persone con difficoltà fisiche e sensoriali. Percorsi tattili, linee guida  di direzione,  segnalatori acustici semaforici, scivoli e abbattimento delle barriere architettoniche negli uffici  pubblici, potrebbero, se applicati come nuovo modo d’intervento e di riprogettazione, divenire uno strumento di stimolo e di sensibilizzazione aprendo così gli spazi a un nuovo modo di vedere le nostre città.

Pertanto, un’associazione come la nostra non può stare immobile e insensibile quando nota l’indifferenza, l’apatia e il menefreghismo delle persone, allora, alle prime denuncie dovranno seguire obbligatoriamente i fatti.

Ci stiamo avviando ad un novo mandato amministrativo e speriamo che possa avvenire quel cambiamento che tanto speriamo e tanto  chiediamo   perché siamo stanchi di vivere le nostre città nella piena indifferenza e staticità di pensiero.

Arch. Giuseppe Bilotti

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